Entro il 2012 si verifichera sicuramente un cambiamento dalle enormi ripercussioni globali:
finiranno gli indirizzi IPv4, quelli che utilizziamo oggi, e sarà necessario passare alla nuova numerazione IPv6. Forse non succederà nulla se ci si prepara per tempo e si controllano le applicazioni e gli strumenti indispensabili alla produzione e alla quotidianità del lavoro aziendale. Ma qualche pasticcio potrebbe accadere. Soprattutto perché non sembra vi sia una grande attenzione al problema.
queste erano le previsioni fatte un po' di anni fa: totalmente disattese
Un interessante articolo di Jeson Perlow fa il punto sulla vicenda degli indirizzi IPv4 e delle lentezze verso la migrazione all'IPv6.
Se andate sulle statistiche di
"Hurricane Electric" nel sito IPv6 potrete divertirvi a vedere scorrere il calcolatore di indirizzi IPv4 che vanno esaurendosi e la stima dei
giorni che restano all'Armageddon finale.
Da quanto risulta, solo il 6,8% dei network sono già IPv6
Tra il 2011 e il 2012 non vi saranno più indirizzi IPv4, quelli che conosciamo tutti e con i quali è nato e s'è sviluppato il World Wide Web dagli anni Ottanta. Già nel 1998 fu lanciato l'allarme dall'
Internet Engineering Task Force e furono stabilite le nuove regole dell'IPv6 che consente un così grande numero di indirizzi possibili da permettere di averne uno per ogni persona e per ogni oggetto.
Intanto il tempo passa, gli allarmi incrementano soprattutto da parte dei costruttori di apparati di rete che, dal canto loro, forniscono agli operatori di connettività sia l'IPv4 sia la predisposizione all'IPv6. Solo pochissimi tra gli Internet Service Provider, però, hanno fatto dell'IPv6 la loro scelta prioritaria.
Ciò che sta accelerando le cose con una rapidità imprevista è
il successo degli smartphone e la diffusione della banda larga nelle case. Ma soprattutto il primo fattore è estremamente vorace di indirizzi IP: ogni telefonino infatti che si collega ha bisogno di un proprio indirizzo IP e purtroppo non sono state utilizzate tabelle di conversione da parte degli operatori che avrebbero consentito, come accade nelle reti private aziendali, di numerare i device con una numerazione quale 192.168.x.x, oppure 172.16.x.x. oppure 10.x.x.x che avrebbero delegato a un NAT, Network Address Translation, l'indirizzamento verso il device dentro un indirizzo-ombrello del fornitore ISP.
Le rotte IPv6
Al proprio interno tali indirizzi continuano e continueranno a funzionare anche in futuro con gli indirizzi IPv4, se vorranno. Ma quando si entra in contatto con la rete pubblica Internet si fanno i conti con gli indirizzi assegnati dalla IANA, Internet Assigned Numbers Authority. Ogni grande Paese ha un ente che coordina l'assegnazione degli indirizzi della propria country: in USA c'è l'ARIN, American Registry for Internet Numbers; in Italia abbiamo il Registro nazionale.