La prima metà dell’anno non era stata male. Poi ci si è avvicinati al’estate e tutto è cambiato, tanto che
Giorgio Rapari, presidente di Assintel, nell’introdurre i lavori della presentazione del Rapporto 2011,
ha parlato apertamente di un terzo e quarto trimestre “abbastanza difficili”. E ha
messo l’accento polemico su due questioni: il fatto che dal governo
non siano giunte risposte riguardo i cinque punti di azione sollecitati
dalle Associazioni di categoria (e per questo all’evento romano di
domani Brunetta, Romani o chi per loro non sono stati invitati) e che lo
sviluppo del Paese è ancora a macchia di leopardo.
Il mercato It crescerà nel 2011 del 2,2% a 19,2 miliardi
Nonostante
questo scenario poco rassicurante, l’It cresce, seppur a fatica.
Secondo le stime di Next Value, che come di consueto ha realizzato il
report 2011 dell’associazione di Confcommercio, dagli oltre 19,2
miliardi di euro dello scorso anno (quando la flessione fu del 7,6%) si
arriverà a sfiorare quota 19,7 miliardi, con un incremento del 2,2%. Non
c’è comunque da esultare troppo, visto e considerato che
il 63% delle imprese ha fatto chiaramente intendere come i loro budget It rimarranno stazionari nei prossimi 12 mesi e che il 19% pensa addirittura di ridurli.
A suggerire qualche speranza è
la crescita del giro d’affari dei servizi cloud, passato dai 280 milioni di euro del 2010 ai previsti 393 milioni per quest’anno
e destinato a coprire circa il 7% dell’intero mercato IT. Che il
computing a nuvola sia una realtà in forte espansione lo dice la
previsione di crescita del fatturato per i prossimi tre anni, pari al
32%. Nello specifico, secondo Nextvalue, il Saas (Software as a service)
si prenderà la fetta maggiore degli investimenti con circa 260 milioni
di euro, poi vengono le soluzioni Iaas (Infrastructure as a service) con
91 milioni e quindi i progetti Paas (Platform as a service) che non va
oltre i 40.
Come di consueto, la spinta maggiore per la crescita
della spesa It -
4,2 miliardi di euro arrivano dai servizi, 9,2
miliardi dal software e 5,8 miliardi dall’hardware – è fornita da banche
e industria, due settori che hanno ricominciato a investire con ritmi
di incremento fra il 2 e il 3%. Buona la performance del consumer,
attorno al 6%, mentre crollano le micro imprese e soprattutto la
Pubblica amministrazione, enti locali e Sanità compresa, che allontana i
sogni relativi alla modernizzazione e alla digitalizzazione dei servizi
pubblici.
Per i servizi cloud si parla di un giro d'affari di 393 milioni di euro nel 2011 e un Cagr del 32% fino al 2014
Il 51% della spesa It, altro dato di sintesi molto
interessante, arriva dalle grandi imprese, circa 1.200 aziende, alle
quali bisogna aggiungere gli investimenti delle medio-grandi
organizzazioni che valgono un ulteriore 10% della torta complessiva. Il
7% del mercato informatico italiano è coperto dalle medie aziende, il
9% dalle medio-piccole, stessa percentuale per piccole mentre il
restante 14% proviene metà ciascuno dalle microaziende e dal segmento
consumer.
Della totalità della spesa, questo dice ancora il
rapporto Assintel,
il 57% è destinata a gestire l’esistente, il 24% va
alle attività di sviluppo e adeguamento e il 19% è destinato ai nuovi
progetti e all’innovazione. Secondo l’analisi compiuta da Alfredo Gatti,
managing director di Next Value, le strategie delle aziende puntano
all’ottimizzazione dei costi e alla reingenierizzazione dei processi con
le grandi imprese che continuano a considerare strategico l’impiego
dell’It mentre le medie puntano a un utilizzo più tattico.
L’attività
dei Cio, nel 2011, sarà guidata nel 20% dei casi censiti dalle logiche
di supporto dei client, nel 34% dalle tecnologie e nel 56% dai processi.
Quest’ultima percentuale è l’unica destinata a crescere nei prossimi
due anni. Mobility (che prende il 59% dei consensi), new analytics
(50%), virtualizzazione (49%), cloud computing (41%), security (37%) e
social media (24%) sono invece le tecnologie più interessanti per i
prossimi tre anni.
Dallo stesso Gatti, però, è arrivato anche
una dura critica alla scarsa reattività del sistema Italia: “il nostro
Pil ci colloca all’ottavo posto nella classifica mondiale per ricchezza
prodotta ma abbiamo un debito pubblico che è migliore solo di quelli di
Giappone e Grecia. E
nella classifica dei rischi il nostro rating (A2 e A
di Moody e S&P, ndr) parla da solo. Il problema è nel sistema
Paese”. E non è mancata neppure una sana dose di pragmatismo: “l’IT – ha
infatti aggiunto Gatti - è la leva dell’economia digitale ed è la
quinta utility italiana. È un mercato in crescita rispetto al 2010 ma di
fatto stiamo lentamente risalendo la china e siamo ai livelli di spesa
di 18 mesi fa”.
Ha collaborato Luigi Ferro