Come gestire questa inarrestabile marea di bit e byte? Nella strategia dei grandi player, l’acquisizione diventa uno strumento per garantirsi più capacità di storage e nuovi servizi di analytics e security da offrire alle (grandi) aziende clienti. I primi segnali di questa nuova tendenza si sono già intravisti nel 2011: tra le grandi operazioni dello scorso anno c'è stata quella inerente Autonomy, acquistata Corporation da parte di Hewlett-Packard con una mossa costata 10,3 miliardi di dollari e mirata ad ampliare l’offerta di servizi cloud della casa di Palo Alto.
“Autonomy – così aveva commentato all’alba dell’operazione l’ex presidente e Ceo di Hp Léo Apotheker – ci porta in dota soluzioni business a valore aggiunto che aiuteranno i nostro clienti a gestire l’esplosione delle informazioni. Insieme ad Autonomy puntiamo a reinventare il modo in cui i dati, strutturati e non, vengono processati, analizzati, ottimizzati, automatizzati e protetti”. A novembre la nuova Ceo Meg Whitman aveva poi dichiarato che la compagnia non sta pianificando grandi acquisizioni per il 2012, ma che potrebbe essere in cerca di accordi con società fornitrici di software.
Altrettanto decise le dichiarazioni di Cisco, che in novembre affermava di voler continuare la propria strategia “aggressiva” di acquisizione di tecnologie. La storia del gigante del networking californiano, d’altra parte, è segnata da qualcosa come 150 operazioni di mergers & acquisitions, e il futuro si prospetta altrettanto denso, considerando che la compagnia può contare attualmente su una liquidità di 44,4 miliardi di dollari.