Cisco scommette sul cloud. La ricetta: reti e servizi intelligenti

di Gianni Rusconi
pubblicato lunedì 19 dicembre 2011

Gestione dinamica delle risorse virtualizzate, semplicità di accesso alle informazioni aziendali, servizi di collaborazione e comunicazione nella nuvola: il gigante californiano mette in campo il framework CloudVerse e scommette sulle partnership con i vendor It e i provider di servizi. Telecom Italia è uno di questi.

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“Il cloud è un modello di fruizione, di dati e applicazioni. Ed ha senso parlare di molteplici cloud. È un percorso, legato a filo doppio ad altre priorità dei Cio, a cominciare dalla mobilità per finire con la consumerizzazione delle tecnologie nel mondo del lavoro, elementi che andranno ad aumentare lo sviluppo e la creazione di architetture cloud. Il cloud è sicuro, esistono architetture e soluzioni che garantiscono la massima protezione dei dati (Cisco gestisce tutti le informazioni sui suoi clienti in Salesforce.com, ndr) e casomai ci sono implicazioni di natura legale per il trattamento dei dati. Non è fuori luogo parlare di uno tsunami dei comportamenti dell’utente che impatteranno in modo molto significativo sui processi di relazione sociale, e quindi sulle dinamiche di business. È stato così per Internet, lo è lo sarà per le tecnologie digitali di nuova generazione”.
Il quadro di cui sopra lo ha disegnato Massimo Fasoli, Head of Data Center & Virtualization Sales di Cisco Italia, ed è servito al manager per “svelare” le carte che il colosso del networking californiano intende giocare in questo scenario. Scenario che non può che prescindere, secondo Cisco, dall’evoluzione che sta interessando i data center aziendali. Stando a quanto rilevato dal Cloud Index della società, infatti, l’accesso alla rete da qualunque dispositivo e gli utenti iperconnessi saranno i due driver che porteranno il traffico associabile ai servizi erogati e distribuiti nella nuvola ad aumentare di dodici volte a livello globale entro il 2015 e a raggiungere circa 1,6 zettabyte all’anno, pari al 34% del totale del traffico dati globale (stimato in 4,8 zettabyte).

La proliferazione del numero di apparati IP (pc, tablet e altri device, come i sistemi di smart grid) collegati alla rete è un’altra faccia dello stesso fenomeno: oggi si stima siano 35 miliardi, nel 2020 potrebbero arrivare a 500 miliardi. La sfida (necessariamente da vincere) per le aziende è quella di associare dei costi ben definiti ad ogni device connesso ai propri sistemi.

Il cloud rappresenta l’elemento a maggiore crescita del traffico dei data center, che crescerà di quattro volte entro la fine dei prossimi quattro anni, e questa è la premessa sulla quale Cisco ha costruito la propria strategia – e una piattaforma di servizi e soluzioni ad hoc - in ambito cloud.

Massimo Fasoli, Head of Data Center & Virtualization Sales di Cisco Italia


Quale la ricetta per smarcarsi dal plotone di vendor IT che hanno eletto il computing a nuvola a valore aggiunto della propria offerta? “L’essenza del cloud – spiega in tal senso Fasoli – è quella di accedere in modo semplice e veloce alle informazioni anche se non si è connessi alla rete aziendale. La complessità dell’esperienza d’uso dell’utente viene spostata sul fornitore di servizi. Nell’arco di ogni singola giornata si attivano diversi cloud, di tipo pubblico, privato e ibrido, attraverso diversi device, per attività di tipo personale e professionale. E tutto deve diventare molto semplice da gestire dagli amministratori IT”.

La rete, questa la vision di Cisco, è il collante fra cloud e utenti.
È quindi un asset fondamentale, un elemento imprescindibile. E per questo deve essere estremamente intelligente – le tecnologie alla base dell’architettura Aon, Application Oriented Network, sono evolute nel nuovo frame work di Cisco dedicato al cloud - per collegare persone e aziende in un mondo di molteplici nuvolette, che via via saranno sempre di più di natura tematica.

“Il ruolo di Cisco in questa evoluzione – parole di Fasoli – è quello di abilitatore dei provider, di fornitore di strumenti, tecnologie e architetture ai soggetti che erogano i servizi in azienda. Secondo un approccio che si può definire olistico su tre livelli: tecnologie per chi deve costruire il cloud nei data center, tecnologie per facilitare l’esperienza d’uso degli utilizzatori finali e tecnologie da mettere a fattor comune con altri vendor It nel segno della massima interoperabilità. Pensare che ci possa essere un unico attore che fa cloud è per lo meno velleitario”.

 
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