Cresce ma non sfonda, per l’Enterprise 2.0 è l'ora del fare

di Luigi Ferro
pubblicato venerdì 28 ottobre 2011

Il termine è un po’ passato di moda, ma i progetti in seno alle imprese ci sono. Più Unified communication & collaboration, ambito dove gli investimenti medi sono significativi e in crescita, che social network. Il problema, più che tecnologico, è ancora di natura culturale. Anche se non mancano i casi di eccellenza, firmati Unicredit, Eni e Italcementi.

Indice:
Le aziende italiane conoscono i nuovi strumenti, e relativi benefici, dell’era 2.0? Ne sfruttano appieno le opportunità? Quante riescono a fare quel salto di qualità nelle perfomance aziendali che caratterizza alcuni casi eccellenti? A queste domande ha provato a rispondere la nuova ricerca dell’Osservatorio Enterprise 2.0 della School of management del Politecnico di Milano che ha censito, per analizzare le iniziative in corso e i loro impatti sull’organizzazione, 113 Chief Information Officer delle principali aziende italiane e oltre 130 Responsabili delle Direzioni aziendali (Marketing, Commerciale, Comunicazione interna, Operations, Acquisti, Amministrazione e controllo). “È il tempo del fare” è il titolo dell’Osservatorio di quest’anno e per passare dalle parole ai fatti occorre impostare la governance facendo particolare attenzione alla partecipazione del management di business, che deve comprendere come sia possibile creare valore e ottenere benefici concreti sui processi.

Poi, si legge nella ricerca, bisogna inserire nuovi ruoli e professionalità in grado di accompagnare e gestire il cambiamento organizzativo, fornire strumenti di immediata utilità operativa e in grado di integrarsi con le logiche dei processi di business, andando ad arricchirli di funzionalità sociali con l’obiettivo di migliorarne le prestazioni, sfruttare il potenziale di “presa” sugli utenti di smartphone e tablet, e definire un percorso di evoluzione degli strumenti “che accompagni lo sviluppo della cultura organizzativa, ascoltando il personale per capire quali possano essere gli elementi maggiormente motivanti per abilitare dinamiche sociali e di collaborazione”.

“Oggi il termine enterprise 2.0 – spiega Emanuele Madini del Politecnico di Milano – è un termine un po’ passato di moda, ma i concetti di base sono sempre presenti”. Anzi, si sono rafforzati e si fanno largo seppure con lentezza. “Inizialmente l’hype sull’E 2.0 è stato forte – aggiunge Isabella Gandini che con Madini fa parte del team di ricerca della School of Management -  ma per portare avanti i progetti poi c’è bisogno di un forte impegno del vertice, capacità di governance”.
E proprio sulla governante si incagliano molte aziende.

Osservatorio Enterprise 2.0 - Ambiti enterprise 2.0 analizzati


Un fatto che spiega perché la parte collaborativa e di supporto alla mobilità prende più piede rispetto di quella relazionale che impatta in modo più pesante su policy, cultura e regole aziendali. “In più se per l’Ucc è facile comprendere benefici e i ritorni – aggiunge ancora Gandini - è sicuramente più complicato dimostrarlo per l’utilizzo dei social network che impattano su driver difficilmente quantificabili”.

La Unified communication & collaboration rappresenta spesso il passo iniziale che può portare verso attività maggiormente orientate al social o strumenti wiki per arricchire i flussi comunicativi. “Oltre al forte impegno del management - sottolinea Madini - è poi necessario puntare sui champion interni che facciano da cassa di risonanza”. Ci vogliono, dunque, spalle forti a cui appoggiarsi che possono essere rappresentate da qualche line di business più propensa di altre a indirizzarsi verso il nuovo mondo dell’Enteprise 2.0.

Più che la struttura a cambiare è il modo di lavorare, di interagire con le persone. Gli impatti con clienti e fornitori posso essere radicali. Tutto questo si innesta con il nuovo trend del mobile visto che gli strumenti per il 2.0 ormai devono comprendere tutto l’armamentario del mondo in mobilità. La ricerca dice che l’E 2.0 si sta avviando alla maturità, che è un fenomeno da grandi organizzazioni, anche se non mancano gli esempi di Pmi più avvedute. Ma si tratta di casi spontanei, frutto di situazioni particolari.

 
Commenti dei lettori (1)
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Commento di laura zanotti pubblicato in data 29 ottobre 2011 alle ore 20:00
Quando si parla di Enterprise 2.0 tutti pensano subito all'evoluzione degli strumenti di collaboration. Ma la questione non è solo tecnologica: i ragionamenti dipendono dalle capacità di vision

http://thebizloft.com/content/da-carosello-a-youtube-aspettando-gli-spot-2-0/
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