Quattro milioni le aziende che usano le Google Apps nel mondo, di cui un milione in Europa, e 5mila quelle che entrano ogni giorno nell’ecosistema cloud di Google. E le imprese del Belpaese quanto contribuiscono a questi numeri? Qualche centinaio. Molte di queste hanno nome e cognomi noti - Roberto Cavalli, Italtel, DigiCamere, Valeo, Fracarro – e molte di altre appartengono alla sterminata galassia del tessuto economico pubblico e privato italiano.

Luca Giuratrabocchetta, Country Manager della divisione Enterprise per l’Italia (filiale attiva dal 2006) ha svelato nei giorni scorsi alla stampa i volti di alcune delle “new entry” che hanno scommesso sulle Apps di Mountain View (i cui costi sono nell’ordine dei 40 euro l’anno per utente) sposando la logica del software come servizio. Appartengono a diversi settori - retail, pubblica amministrazione, telecomunicazioni, manufacturing – e vanno ad aggiungersi ai tanti altri che Google dichiara di avere in portafoglio.
Analizzando la tipologia delle aziende di cui sopra, Giuratrabocchetta fa notare due cose. La prima per sottolineare come la proposta “100% Web” di Google (lo slogan è: tutto sulla nuvola, costi ridottissimi, disponibilità ininterrotta del servizio del 99,9% garantita da contratto) abbia convinto moltissime organizzazioni.
La seconda per spiegare come vi siano settori più sensibili (retail e Pa fra questi) e più ricettivi di altri “perché più pronti a livello di struttura a cogliere i vantaggi di operare con le applicazioni nella nuvola e a verificare come le tempistiche di ritorno degli investimenti siano inferiore ai dodici mesi e come i risparmi sui costi delle risorse It sia nell’ordine del 50-60%”.
Luca Giuratrabocchetta, Country Manager della divisione Enterprise per l’Italia
Più difficile per il manager è spiegare come potrebbe evolvere l’offerta cloud di Google da qui a due anni. E per un motivo molto semplice: “a maggio abbiamo presentato il Chromebook, e cioè una macchina che sgancia le aziende dai vincoli del mondo legacy e le dota di un pc che si usa in una logica di servizio, e negli ultimi due mesi abbiamo reso disponibili 175 nuove funzionalità per le Apps. Non ho la minima idea di cosa potremmo lanciare in futuro.
"Il nostro modello – continua Giuratrabocchetta – si basa su un’infrastruttura aperta in cui le applicazioni le costruiamo noi, le costruiscono i clienti che utilizzano le Docs e le sviluppano le software house sfruttando in modalità Paas (platform as a service, ndr) il marketplace e l’ambiente di sviluppo Google App Engine”.