I dati rappresentano il motore di ogni organizzazione. Sui dati si prendono le decisioni strategiche che guidano le aziende. I dati devono però protetti ed essere sempre disponibili all’utilizzo. Ed è qui che nasce il problema, che emergono lacune e mancanze in termini di effettiva preparazione – da parte delle aziende - ad affrontare situazioni critiche, per i propri dati e per il proprio business.
I dati sono un bene strategico ma vanno gestiti, oltre che protetti: il fatto che siano in continua crescita aumenta le complessità. Secondo un recente studio di Idc, nel corso del prossimo decennio le aziende possiederanno una quantità 50 volte superiore di dati e 75 volte il numero di file. A livello globale, il volume di dati aumenterà a 35 zettabyte.
Marco Rocco, Regional Sales Director Backup & Recovery Systems di EMC
Per capire come stanno veramente le cose nelle imprese italiane ed in quelle europee, quanto queste organizzazioni abbiano lavorato internamente in tema di backup, business continuity e disaster recovery (e capire quindi la loro capacità di risposta in caso di una perdita di dati o interruzioni di sistema) EMC ha commissionato la ricerca “European Disaster Recovery Survey 2011” - 1.750 IT decision-maker intervistati in sette Paesi - alla società indipendente Vanson Bourne.
IctBusiness ha chiesto un commento ai dati salienti dell’indagine a Marco Rocco, Regional Sales Director Backup & Recovery Systems di EMC. E il suo pensiero introduttivo sul tema è stato il seguente: “è una materia di cui si parla da parecchi anni e possiamo sicuramente dire che l’Italia è pronta a fare un salto verso sistemi di disaster recovery più efficienti. Il salto in avanti è auspicabile e prevedibile perché le attuali implementazioni non sono in molti casi soddisfacenti, sono troppo costose e non sono all’altezza delle aspettative a suo tempo definite dal punto di vista operativo”.
Che ci sia ancora molto da fare per le aziende anche nel campo del backup e del disaster recovery è quindi confermato tanto dai dati emersi dalla ricerca - il 74% delle aziende campione non crede di poter ripristinare completamente i propri sistemi o i dati e il 54% ha perso dati o subito interruzioni di sistema nel corso degli ultimi 12 mesi – quanto dalle riflessioni di Rocco sul perché di queste defaillance. “Molti impianti sono stati realizzati nella logica del volting dei dati archiviati su nastro magnetico, soluzioni a suo tempo più economiche e comunque conformi alle disposizioni in materia di trattamento dei dati. La deduplicazione è la soluzione ideale ma fino a ieri si è resa disponibile solo alle grandi aziende, le uniche a poter fare determinati investimenti”.
E l’Italia come esce dalla ricerca? I meri dati dicono che il BelPaese è tutt’altro che indietro rispetto alle nazioni monitorate – siamo il Paese dove la spesa IT per il backup e il recovery è risultata essere la più elevata, con un valore del 12,01% (circa 12 milioni di euro), rispetto alla media Emea del 10,5% - ma occorre fare una considerazione più approfondita. Che secondo il manager di EMC è la seguente: “il tema è stato per parecchio tempo sottovalutato delle medie aziende, che però si sono svegliate e vedono oggi nella tecnologia digitale su disco con funzionalità di deduplica integrate la soluzione a cui tendere”.
Abbandonare il vecchio “tape” per passare al disco – intenzione che secondo Rocco interessa il 90% delle aziende italiane - è il leti motiv della questione: per ragioni di costi, per ragioni di maggiore sicurezza dei propri dati e anche perché passare al back up e al recovery in tecnologia digitale e con deduplica ha un ritorno dell’investimento misurabile e provato, “che può essere anche inferiore ai sette mesi”. L’adozione di questi sistemi non può quindi che essere in salita e con l’abbandono del nastro, questa l’altra convinzione di Rocco, ci sarà una conseguente propensione a un disaster recovery più efficiente.
Maggiore efficienza e consapevolezza che farà da trampolino alla crescita delle soluzioni di back up e disastery recovery in modalità as a service come valida alternativa a quelle tradizionali “on premise”. Un business che ad EMC interessa parecchio ma solo nell’ottica di vendere tale “tecnologie” ai grandi provider di servizi IT (che tradurrebbero le superiori economia di scala in maggiori vantaggi per le aziende) e non direttamente ai clienti finali.