Da tempo si dice che Google è la vera rivale di Apple. Fino a ieri, però, la rivalità restava sulla carta, visto che la società di Mountain View doveva affidarsi a partner (Samsung, Htc e tanti altri) per costruire smartphone e tablet dotati del sistema operativo Android.
Ora la competizione tra le due aziende si fa decisamente più serrata, visto che Google, con un'operazione da
12,5 miliardi di dollari (40 dollari per azione, il 40% in più rispetto al valore di mercato) si è comprata Motorola Mobility, la branca di Motorola che produce i device mobili.

Il giorno successivo all'acquisizione le borse hanno premiato sia Google sia Motorola, quest'ultima con un balzo di oltre 50 punti percentuali, evidentemente gli operatori credono nelle potenzialità dell'operazione. Larry Page ha commentato così la sua mossa: "l'impegno totale di Motorola Mobility per Android ha creato una combinazione naturale tra le nostre due aziende" e ha precisato che l'organizzazione appena acquisita resterà indipendente.
L'acquisizione è finalizzata soprattutto all'utilizzo degli oltre
17mila brevetti in possesso di Motorola, un brand storico nel mercato dei telefoni cellulari che negli ultimi tempi navigava tranquilla (si fa per dire) in ottava posizione in termini di market share mondiale (secondo Gartner) con una quota del 2,4%. Così, tra le altre cose, Google si prende la rivincita su Microsoft, Rim e la stessa Apple, che recentemente le hanno soffiato (consorziandosi) i brevetti ceduti da Nortel.
Con l'acquisizione di Motorola, lo scenario nel mercato della mobilità cambia radicalmente, visto che il successo di Android si basava anche (e soprattutto) sulla partnership tra Google e i produttori di device.
Mossa sensata o matrimonio azzardato?Che Larry Page abbia subito rimarcato come l’operazione Motorola abbia tutti i requisiti per essere considerata un colpo eccellente – le testuali parole del Ceo di Google: “they have an exciting product roadmap, a strong vision for the future and are poised for growth” - fa parte ovviamente del gioco.
Ma come la vedono gli analisti? C’è chi ha trovato almeno sei buoni motivi per definire la scalata una mossa che ha senso. Il primo chiama in causa il fattore integrazione, un’arma fondamentale (il modello di Apple che coniuga hardware, software e apps fa da esempio) per competere al meglio nell’industria mobile. Il secondo riguarda come già accennato ai brevetti: Google era disposta a sborsare quattro miliardi di dollari per i patent di Nortel (poi finiti al consorzio di Microsoft, Apple e altri), con quelli acquisiti da Motorola può dare vita a un proprio portfolio di brevetti. Il terzo entra nei salotti degli americani: uno dei business di Motorola Mobility è quello dei set top box per la Tv via cavo, un segmento che potrebbe aprire nuovi e proficui orizzonti ad Android.
Il Motorola Razor, uno dei cellulari più riusciti nella storia della telefonia mobile
Il quarto buon motivo, tutto da verificare, risiede nella possibilità per Google di rafforzare il sodalizio con partner come HTC e Samsung. Il quinto è di carattere strategico e mette nel mirino Microsoft, che potrebbe sentirsi costretta ad acquisire un produttore di cellulari (la logica dice Nokia) per mettersi al passo con Apple e Google. La sesta buona ragione, infine, si concretizza in campo enterprise, settore dove Motorola ha qualche buon credito da spendere rispetto a una concorrenza che per Google si chiama Nokia e soprattutto Rim.
C’è però anche chi, lecitamente, avanza dubbi sulla valenza dell’operazione. Dubbi che nascono sostanzialmente dal fatto che Motorola non ha di recente portato sul mercato prodotti con attributi di design tali da tornare ad essere un riferimento per i consumatori e dal rischio che il matrimonio possa in qualche modo creare fastidi a Samsung, HTC e Lg, e cioè i produttori cui Google deve il successo planetario di Android in ambito smartphone.