Google, Yahoo!, AOL nuova fiammata di chiacchiere

di Francesco Di Martile
pubblicato venerdì 15 ottobre 2010

Una rinnovata fiammata di chiacchiere coinvolge alcuni tra i protagonisti del web. Da una parte c'è Yahoo! che sarebbe sotto stretto corteggiamento da parte di AOL per un'acquisizione. Potrebbe essere la solita bufala. Dall'altra la trimestrale di Google che macina fatturati e utili a ritmi crescenti: il 23 e il 32 per cento

Indice:
Due le news che infiammano i motori di ricerca. Da una parte i risultati finanziari di Google e dall'altra il ritorno di fiamma dell'interesse su Yahoo!

Quest'ultima domina un po' le chiacchiere di Borsa. Sembra che AOL, che ha appena ceduto le operazioni Time Warner dopo anni di svenamenti inutili e tentativi falliti di farne un business profittevole, sia tornata ad innamorarsi del motore di ricerca Yahoo! Ad aggregarsi subito con AOL sarebbero stati un gruppuscolo di fondi privati che vogliono mettere assieme una potenza di fuoco di 12 miliardi di dollari. Un'attenzione che avrebbe attratto l'attenzione anche della News Corp di Rupert Murdoch.

Carol Bartz, ceo di Yahoo!


C'è chi, però, ritiene che queste fiammate siano fatte apposta per risollevare il titolo e riportare l'attenzione su Yahoo! Infatti nonostante Carol Bartz, l'amministratore delegato risanatrice d'aziende, stia risistemando i costi del motore di ricerca, i risultati di business languono.

Gli utenti che ogni mese utilizzano l'email di Yahoo! sarebbero da un po' stabilmente fermi a 600 milioni. La partecipata (per il 39%) cinese Alibaba, che vale 12 miliardi di dollari, pare sia interessata ad affrancarsi dal socio di minoranza e andar da sola.

AOL potrebbe voler fondere il proprio business di servizi email con quelli di Yahoo! e proporre in Borsa un gruppo da 20 miliardi di capitalizzazione.

Ma, come si diceva, potrebbe finire in una bolla di sapone come accadde un paio di anni fa quando un annoiato Steve Ballmer, ceo di Microsoft, gettò la spugna dopo gli inutili tentativi di acquisizione con l'intento di formare un più efficace strumento contro lo strapotere crescente di Google.

Ballmer allora fallì e sorte simile potrebbe capitare a Tim Armstrong, ceo di AOL.

Tim Armstrong, ceo di AOL


 
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