Huawei: sfida a Ibm e Hp nei servizi per le aziende

di Gianni Rusconi
pubblicato lunedì 11 luglio 2011

Con la divisione Services, che conta di oltre 250 addetti solo in Italia, la multinazionale cinese punta a catturare una fetta del business dei servizi Ict andando a bussare alle grandi aziende che operano in specifici mercati verticali. A cominciare dalla sanità e dall’energia.

Indice:
Il mercato dei servizi Ict in Italia - fra outsourcing, consulenza, integrazione e managed services - è destinato secondo varie stime a superare quota sei miliardi di euro entro il 2015. Di questi, circa 2,2 miliardi sono la spesa attribuibile al settore delle telecomunicazioni, che le previsioni danno in crescita quanto a propensione all’esternalizzazione, mentre i restanti quattro miliardi costituiscono la spesa del comparto enterprise, e quindi delle grandi aziende che guardano alla razionalizzazione delle proprie infrastrutture informatiche e di rete come a un passaggio obbligato per essere più efficienti e competitivi.

In questo scenario, storicamente dominato da Ibm e Hewlett Packard e altri vendor IT (Telecom Italia  inclusa), reclama in prospettiva un posto di rilievo anche Huawei, un dei principali fornitori al mondo di apparati e infrastrutture per le reti fisse e mobili dei carrier telco.

La multinazionale cinese ha un obiettivo, almeno sulla carta, molto chiaro per ciò che concerne il mercato italiano, dove è presente con circa 500 addetti dei complessivi 4.600 dipendenti in organico a livello europeo (1.000 le nuove assunzioni dei primi sei mesi del 2011).

Roberto Loiola, Vice President Western Europe e Ceo per Italia e Svizzera di Huawei


L’obiettivo, come ha spiegato nel corso di un incontro con la stampa settimana scorsa, il Vice President Western Europe di Huawei (nonché Ceo per Italia e Svizzera) Roberto Loiola, è il seguente: catturare il 20% della domanda di servizi gestiti del settore telecomunicazioni e fare proprio il 5% del business dei servizi in campo enterprise, dove a incidere sul giro d’affari c’è anche la componente delle soluzioni cloud, accreditata di uno “spending” fra quattro anni nell’ordine dei 940 milioni di euro. Huawei, con la propria divisione Services ad ampio spettro, vuole dare fastidio non solo alle consolidate rivali in area telco (le varie Ericsson, Nokia Siemens Networks e Alcaltel Lucent) ma anche al “gotha” del mondo informatico, e cioè Ibm e Hp.

Cosa può mettere in campo la società cinese, che in Italia può vantare al momento contratti di fornitura di peso solo con operatori telco (e i nomi sono quelli di Telecom Italia, Vodafone, Fastweb, Wind, Aria, BT e Linkem) è presto riassunto. Innanzitutto il portfolio di soluzioni che spazia, citando la terminologia Huawei, dai Network Integration Services (a livello di infrastture di rete fisse e mobili e di data center) all’Assurance & Managed Services (sostanzialmente i servizi gestiti di mantenimento e aggiornamento dei sistemi) per comprendere anche l’area dei Learning Services (dove rientrano le attività di consulenza e di corporate management).

Quindi i numeri che può esibire la società cinese in campo servizi, area in cui in Europa è attiva (solo in campo telco) dal 2001 e che la vede poter contare complessivamente su 12 filiali, più di 2.600 addetti e oltre 12.000 tecnici qualificati e di nove centri di formazione multi-lingua. Quanto ai risultati raggiunti, Hauwei Services si fa vanto di aver attivato su scala globale oltre 1,4 milioni di linee di comunicazione nel 2010 e di aver generato un giro d’affari di poco meno di 4,8 miliardi di dollari.

Per l’Italia, dove Loiola ammette ci siano ostacoli quasi proibitivi da superare per portarsi a casa commesse dalle grandi aziende, il piano è quello di lavorare al fianco di specialisti della system integration che operano sul territorio (Sirti e Sielte i nomi dei primi partner in tal senso) e di affiancare in modo sinergico la componente servizi all’offerta già in essere di apparati e soluzioni di comunicazione su IP che fa capo alla divisione Enterprise. Andando a sfidare la concorrenza in specifici mercati verticali dalle grandi potenzialità di sviluppo come la sanità e l’energia.

Per il momento, sul business plan italiano di Huawei per il biennio 2011-2012, sono messi nero su bianco solo i traguardi da raggiungere dalla struttura Services in campo telco, e fra questi 3.000 nuovi siti wireless per gli operatori mobili, 6.000 stazioni radio base “swap, 3.000 connessioni Ftth (Fiber to the home) e 1.500 centraline di rete fissa. Per le grandi aziende e la Pubblica Amministrazione ancora non ci sono “credits” da spendere ma, questo il messaggio che arriva dalla compagnia cinese, gli avversari sono avvisati.

 
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