Migliora ma non soddisfa ancora l’indice Next Generation Data Center, nato per iniziativa di Oracle e calcolato dalla società di ricerche di mercato Quocirca. L’indice, che sintetizza una serie di parametri relativi a flessibilità, sostenibilità e supportabilità dei data center nelle gradi aziende, è stato ricavato da una serie di interviste a 949 manager It di altrettante aziende europee e medio-orientali.
Sergio Esposito, Country Leader System Business Unit di Oracle Italia
Giunta alla seconda edizione, l’indagine evidenzia un incremento da 5,22 a 5,58 (su una scala da 0 a 10) dell’indice complessivo rispetto all’edizione dello scorso anno. “Un miglioramento interessante ma forse non sufficiente a reggere l’impatto del fenomeno del big data”, dice Sergio Esposito, Country Leader della Systems Business Unit di Oracle Italia, “la prossima sfida che dovrà affrontare l’It. Pochi numeri rendono l’idea: nel 2020 i device connessi alla Rete saranno 24 miliardi e i dati generati raggiungeranno i 42 Exabyte”.
Il dato aggregato incuriosisce ma non dice molto, visto che esaminando i risultati delle singole country si notano differenze di un certo peso: i più virtuosi sono, ancora una volta, i Paesi Nordici, con un ottimo 6,51, mentre fanalino di coda è la new entry Russia, con un modesto 4,62.
L’Italia non si piazza molto bene, seguita in classifica solo dalla Russia, appunto, e dall’Irlanda, ma preceduta da tutti i big dell’europa occidentale e anche dal Medio Oriente. A livello di industry, spiccano le telecomunicazioni e le utilities, che non a caso saranno i settori che subiranno l’impatto maggiore dal fenomeno big data. In fondo alla classifica, manco a dirlo, la Pubblica Amministrazione e, un po’ a sorpresa il retail.
Andando più in profondità nell’indagine, emerge un crescente interesse verso le tematiche di sostenibilità ambientale, che supera, nella percezione dei Cio, l’esigenza di flessibilità.