Ibm vale oggi quanto Microsoft. Ma chi sta meglio?

di Gianni Rusconi
pubblicato martedì 4 ottobre 2011

La scorsa settimana il valore di capitalizzazione di mercato di Big Blue è tornato a superare quello del gigante di Redmond: 214 miliardi di dollari contro 213,2. Non succedeva dal 1996. Nel 2000 Microsoft aveva un “market cap” tre volte superiore a quello della compagnia di Armonk, il cui margine operativo è però oggi la metà (in percentuale) di quello della rivale.

Indice:
Presa così, nuda e cruda come l’hanno battuta le agenzie la scorsa settimana, la notizia può anche lasciare indifferenti. E invece il fatto che Ibm abbia sorpassato Microsoft in termini di capitalizzazione di mercato sui listini – 214 miliardi di dollari a 213,2 - è qualcosa di importante per almeno un motivo: non succedeva infatti dal 1996 che il market cap del gigante di Armonk non superasse quello del colosso di Redmond.

Affermare che Ibm valga oggi in Borsa più di Microsoft risulta essere improprio a meno che si fissi un preciso riferimento temporale – alla chiusura di ieri, stando ai dati riportati da Yahoo! Finance, il confronto premiava la prima con un valore di 206,9 miliardi di dollari rispetto ai 205,5 miliardi della seconda – ma non è questo il punto.

Le due storiche “blue chip” dell’informatica Usa sono praticamente allineate mentre solo 10 anni fa, e precisamente all’inizio del 2000, la  compagnia di Redmond esibiva un valore di mercato tre volte superiore a quello di Ibm e a luglio dello stesso anno (i dati sono di Bloomberg) raggiungeva il tetto record di 430 miliardi di dollari. Oggi, invece, guardano entrambe dal basso verso l’alto una certa Apple che stacca tutti con oltre 362 miliardi di dollari e si contendono il titolo di seconda azienda tecnologica al mondo e la quarta in assoluto per valore di capitalizzazione.


La carta di identità finanziaria delle principali società It al mondo

 

   Ibm
   Accenture   
  Hewlett Packard   
Microsoft 
  Industry 

Market Cap:

206.96B

33.42B

44.11B

205.52B

9.01B

Employees:

436,085

236,000

324,600

90,000

7.40K

Qtrly Rev Growth (yoy):

12.40%

23.00%

1.50%

8.30%

8.10%

Revenue (ttm):

104.56B

27.35B

128.40B

69.94B

2.12B

Gross Margin (ttm):

46.36%

30.66%

24.23%

77.73%

36.47%

EBITDA (ttm):

25.80B

3.99B

18.02B

30.03B

471.00M

Operating Margin (ttm):

20.02%

12.69%

10.15%

39.31%

8.62%

Net Income (ttm):

15.37B

2.28B

9.37B

23.15B

N/A

EPS (ttm):

12.32

3.40

4.26

2.69

1.92

P/E (ttm):

14.07

15.20

5.21

9.12

6.60

PEG (5 yr expected):

1.14

1.38

0.64

0.90

1.14

P/S (ttm):

2.00

1.25

0.35

2.98

0.59

(fonte Yahoo! Finance - 3 ottobre 2011)


La questione è inoltre terreno fertile per le considerazioni degli analisti di settore. Ted Schadler di Forrester Research, per esempio, ha rimarcato come Ibm abbia riconosciuto sin dal 2005 – quando il Chief Executive Officer Sam Palmisano vendette la divisione pc a Lenovo focalizzando il business della compagnia su software e servizi per le aziende e il settore pubblico - come il computing stesse cambiando pelle per abbondare quella di uno “scatolotto” posizionato sopra una scrivania.

Sam Palmisano, Ceo di Ibm


Anche Microsoft ha diversificato molto (per esempio nei servizi di advertising online) nell’ultimo decennio ma a conti fatti i suoi inimitabili margini di profitto sono sempre derivati dalla vendita delle licenze di Windows e Office. Azzardando un concetto, si potrebbe affermare che Ibm ha dismesso da tempo i prodotti “commodity” mentre a Redmond devono ancora trovare una sostanziosa voce di revenue alternativa a quella legata a filo doppio alle vendite di personal computer.

Altro parametro da considerare. Ibm, che ha investito oltre 25 miliardi di dollari per dare corpo alla “nuova” mission di provider e di società di consulenza, ha raccolto circa la metà dei 99,9 miliardi di dollari di entrate dell’esercizio 2010 dai servizi It ed è questo il comparto che la vede primeggiare davanti a tutti su scala globale. Oggi il tema caldo è il cloud e il computing a nuvola dovrebbe contribuire nelle intenzioni di Palmisano (sotto la cui gestione la compagnia conosce una crescita dei profitti per azione da 30 trimestri consecutivi) a portare ulteriori 20 miliardi di dollari di ricavi nel bilancio di Big Blue e a raddoppiare i profitti per azione entro il 2015.

 
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