iCub, il “cucciolo”, il robot dalla faccia da bambino munito di sensori ultrasensibili e learning algorithms che si muove grazie a un software open source e che recentemente ha spopolato al Science Museum di Londra, è l’ultima creatura che ha preso vita all’
Istituto Italiano di Tecnologia. IIT è un centro di ricerca che ha sede a Genova, dal 2009 lavora in collaborazione con altri nove centri di ricerca italiani ed è un centro particolare perché riunisce allo stesso tavolo ingegneri, informatici, chimici, neuro scienziati, psicologi.
L’Istituto, giuridicamente una Fondazione, dipende dal ministero dell’Economia e da quello della Ricerca. È stato istituito nel 2003 - con decreto legge firmato dall’ex ministro Giulio Tremonti - con l’obiettivo di promuovere l’eccellenza nella ricerca di base e favorire lo sviluppo dell’economia nazionale. Ha uno statuto particolare e, differentemente da altri enti pubblici, non deve sottostare a una quantità abnorme di regole e leggi: ha quindi meno problemi di burocrazia e una maggiore elasticità. Per esempio nelle assunzioni.
iCub, il roboto sviluppato dall'Istituto Italiano di Tecnologia
La struttura impiega attualmente circa 800 persone, tra ricercatori, tecnici, personale amministrativo, dirigenti e studenti di dottorato (che rappresentano circa il 25% dello staff). Il personale è suddiviso in quattro aree d’attività: robotica, neuroscienze, nanotecnologie e farmaceutica. L’età media di chi lavora all'IIT - spiega il direttore scientifico del centro Roberto Cingolani - è di 33 anni. Gli italiani sono due terzi - una buona parte dei quali ha lavorato all’estero – e la restante parte è composta da stranieri”.
Fin dalla sua nascita l’IIT ha dovuto fare i conti con l’antipatia di una parte della comunità scientifica italiana, che lo accusava di ricevere un trattamento di favore e di produrre pochi risultati in relazione ai soldi investiti. Polemica che aveva trovato spazio anche sull’autorevole rivista Science ma riguardava soprattutto i primi due anni di vita dell’Istituto.
Oggi la situazione è cambiata: “abbiamo all’attivo - assicura Cingolani - 2mila pubblicazioni, 65 brevetti e oltre 50 progetti finanziati dalla Comunità europea, il nostro iCub è diventato una piattaforma europea e stiamo partecipando allo spin off di nuovi importanti progetti’’
Il settore dell’Information and Communication Technology di IIT è caratterizzato dalla presenza di profili professionali di diverso livello che spaziano dal tecnico al ricercatore. I background formativi comprendono sia discipline con focalizzazione specifica su informatica e scienze computazionali, sia discipline - come l’elettronica e l’ingegneria elettronica - correlate allo sviluppo di tecnologie avanzate. Complessivamente le professionalità Ict sono quasi il 10% delle circa 600 persone (non conteggiando gli studenti di dottorato) che compongono lo staff tecnico-scientifico di IIT.
Ricercatori dell'IIT
Rispecchiando il carattere fortemente interdisciplinare dell’Istituto, gli esperti Ict sono ampiamente distribuiti tra i vari dipartimenti, oltre che nei centri di ricerca italiani collegati all’Istituto. L’impiego di queste professionalità è prevalentemente nei gruppi di lavoro che si occupano di robotica e computer imaging e nello specifico i dipartimenti di Advanced Robotics, di Robotics Brain and Cognitive Sciences e di Pattern Analysis & Computer Vision a Genova e il Center for Space Human Robotics di IIT@Polito a Torino.
Il personale con una formazione informatica opera anche nei centri la cui attività è orientata alle scienze della vita e in particolare allo studio del cervello e della cognizione umana (per esempio il dipartimento Neuroscience and Brain Technologies, sempre a Genova) e allo sviluppo di farmaci e dispositivi per la diagnosi avanzata di malattie (i dipartimenti Drug, Discovery and Development e Nanophysics di Genova e il Center for Advanced Biomaterials for Health Care@CRIB di Napoli).
Altre professionalità Ict supportano infine le attività di ricerca orientate all’invenzione di materiali intelligenti e di tecnologie per l’energia, e nella fattispecie collaborano con il dipartimento Nanostructures di Genova, il Center for Biomolecular Nanotechnologies@Unisalento di Lecce e il Center for Nano Science and Technology@Polimi di Milano. Altre ancora trovano impiego all’interno del Nucleo Reti e Telecomunicazioni che gestisce la rete fisica telematica e la connettività dell’Istituto fornendo supporto alle unità di ricerca.
A cura di Sindacatonetworkers.it