La filosofia di fondo è importante: creare un mercato competitivo perfetto, senza aree di protezione per nessuno. Questa l'idea che ispira il documento, presentato dal comitato Next Generation Network, che l'Autorità Garante delle Comunicazioni esaminerà stamane.
Documento tanto segreto e riservato (perché mai, poi?) da essere commentato e riassunto sul Sole24Ore. Ma non è la stessa Autorità che dovrebbe tendere alla "totale trasparenza"? Un quesito che si poneva giorni fa anche Stefano Quintarelli, osservatore acuto di cose riguardanti le telecomunicazioni.
Che cosa c'è nel documento predisposto dal Comitato guidato dal professore Francesco Vatalaro? (vedi Riparte il circo della Next Generation Network) Anzitutto, si diceva, l'aspirazione verso un mercato perfetto: l'NGN è cosa nuova e non vi sono protezioni da fornire a operatori new entry né posizioni storiche di privilegio da aprire ai concorrenti.
Non è vero, ma facciamo finta che lo sia.
Fibra ottica e doppini in rame
Il capitolo più importante, sottolinea Daniele Lepido sul Sole che ha in anteprima letto il documento, è il primo "Procedure per la migrazione dal rame alla fibra".
Tre le aree identificate:
-zona nera: le città dove più operatori porteranno propria fibra e competeranno tra loro perché il numero di utenti potenziali può reggere la compresenza di più operatori
- zona grigia: le aree del Paese dove il mercato non è sufficiente a generare in modo spontaneo la concorrenza infrastrutturale e dove può essere sviluppata una sola rete fisica sulla quale la competizione si farà sui servizi
- zone bianche: quelle a fallimento di mercato, dove nessuno investirebbe e investirà perché non c'è Return on Investment. Ci vivono 7,5 milioni di italiani. La rete NGN sarà realizzata non sulla base di logiche economiche ma con finalità sociali.