1- presuppone necessariamente la partecipazione di Telecom Italia;
2- è necessariamente soggetto al controllo ed alle regole dell’Autorità.
Quanto al primo punto, la rete in rame è di proprietà di Telecom Italia.
La sostituzione dei doppini non può essere dunque imposta da alcuna
norma di legge nazionale o regionale. Si tratta di una scelta
tecnologica rimessa all’autonomia imprenditoriale dei soggetti che
operano sul territorio ed in particolare di chi ha la proprietà della
rete. D’altra parte, se per la realizzazione della rete in fibra si fa
leva sulla rete in rame – ch’è una essential facility –, questa
realizzazione è soggetta al controllo dell’Autorità per l’apertura dei
cavidotti e la condivisione delle tratte necessarie alla realizzazione
della nuova rete.
Deve essere concordata con l’Autorità la pianificazione dello
switch-off.
Poche regole, chiare e semplici, ma precise. Senza regole i progetti
rimangono aleatori. Quattro devono essere i capisaldi del nuovo sistema
di regole per la fibra:
a. La promozione del risk-sharing fra investitori;
b. L’adeguato riconoscimento in tariffa del risk premium per chi
investe;
c. La disciplina della migrazione da rame a fibra;
d. Le condizioni tecniche ed economiche per l’accesso alla rete.
La calibrazione di queste leve è la prova più alta per il regolatore:
favorire gli investimenti nelle NGN e al contempo garantire la
concorrenza fra operatori.
L’AGCOM elaborerà le sue proposte per un’agenda italiana per lo sviluppo
della larga banda e di un coerente ecosistema digitale; un piano
articolato in una sequenza di azioni prioritarie che sottoporrò in
luglio al Parlamento.
Perché è oggi che si gioca la partita del domani; domani l’oggi sarà,
irrecuperabilmente, l’ieri".
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