L'Europa spreca 60 miliardi per l'inefficienza

pubblicato sabato 5 novembre 2011

Una ricerca Epson quantitifica i costi dell'inefficienza per le aziende del vecchio continente. L'aspetto positivo è rappresentato dai margini di miglioramento: un aumento del 5% nell'efficienza porterebbe a 31 miliardi di euro di ricavi in più solo nel nostro Paese.

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60 miliardi di euro all’anno in Europa, quasi 8 solo in Italia: è questo il costo dell’inefficienza secondo quanto emerso dall’Epson Business Efficiency Report, una ricerca che ha analizzato l’efficienza delle aziende con più di 1.000 dipendenti nelle cinque principali economie dell’Unione Europea: Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna.

Il Regno Unito è il Paese che si caratterizza per la gestione aziendale meno efficiente, con una perdita di reddito pari a 21,4 miliardi di euro: più di un terzo del totale dell’UE. Seguono la Francia (13,6 miliardi di euro), la Spagna (10,8 miliardi) e l’Italia (7,8 miliardi). Le aziende più efficienti si trovano invece in Germania, con una perdita di “solo” 6,2 miliardi di euro.

L’aspetto fortemente positivo che emerge dalla ricerca è che, in contrasto con i costi crescenti, ad un aumento dell’efficienza pari al 5% corrisponderebbe un potenziale aumento dei ricavi pari al 4% circa (quantificabile in 31 miliardi di euro nella sola Italia e ben 300 in Europa).
L’indagine si è basata su 500 interviste telefoniche e ha coinvolto i dirigenti senior di organizzazioni attive nei seguenti settori: banche, servizi finanziari, ricettività, servizi professionali, vendita al dettaglio, aziende di servizi pubblici.

L'Epson Business Efficiency Report - spiega Massimo Pizzocri, amministratore delegato di Epson Italiafotografa una realtà interessante ma variegata, con luci e ombre.  Indica, però, con una certa chiarezza il pensiero dei senior manager, non solo del nostro Paese, secondo i quali basta poco, in termini di miglioramento dell’efficienza, per ottenere benefici economici anche rilevanti. Quando l’economia è incerta e il periodo difficile, come quello che stiamo vivendo, le aziende hanno solo due strade per incrementare i profitti: l’innovazione o l’efficienza. Spetta all’azienda decidere in quale area collocare il proprio vantaggio competitivo e quindi mettere in atto tutte le misure per perseguirlo”.

I risultati principali della ricerca


Quasi tutte le organizzazioni che hanno partecipato all’indagine concordano sul fatto che gli sforzi per migliorare le performance aziendali siano più efficaci se guidati dai capi dipartimento e supportati dal consiglio di amministrazione. Inoltre, per avere successo, le politiche di efficienza aziendali devono essere fondate su obiettivi e livelli di investimento realistici, misurati principalmente in termini di riduzione degli sprechi e dei costi e di accelerazione del “time-to-market”. Tuttavia uno degli ostacoli principali nel raggiungimento dell’efficienza è proprio il ritorno sull’investimento e in aggiunta le aziende temono che con la ripresa dell’economia questo tema assuma una rilevanza sempre minore.
In questo periodo, le aziende più efficienti rivolgono una grande attenzione alla riduzione dei costi (57%), al monitoraggio degli sprechi (29%) e al miglioramento dei sistemi informatici esistenti (13%) e ritengono che l’utilizzo delle nuove tecnologie abbia un ruolo fondamentale nel miglioramento delle attività aziendali. Dove sono già state introdotte, le politiche di efficienza aziendale hanno contribuito a una riduzione media del 3% delle spese aziendali, ma è possibile diminuire ulteriormente gli sprechi grazie all’adozione delle nuove tecnologie IT e alla ridefinizione dei processi per stimolare l'adozione di pratiche lavorative più efficaci.

Guardando al futuro, gli intervistati dimostrano di essere a conoscenza dell’esistenza di diverse aree in cui è possibile intervenire per migliorare l'efficienza del business nei prossimi 12 mesi: tra queste la riduzione dei costi (58% degli intervistati), dei rifiuti (56%), gli investimenti in innovazione dell’IT e la maggiore produttività del personale (50%). Solo poco più di un terzo delle aziende identifica come aree di intervento l’allocazione delle risorse umane e delle tecnologie di sviluppo e solo l’1% degli intervistati in Italia ritiene che la ridefinizione dei processi abbia un ruolo significativo.

Il 2% dei consumi ICT di un’azienda è legato alla fase di stampa: scegliere la soluzione giusta aumenta l’efficienza e riduce l’impatto ambientale

Sempre in tema di efficienza e risparmio, la ricerca “Green Printing – efficienza energetica delle stampanti” realizzata dalla Fondazione Politecnico di Milano analizza il consumo energetico delle aziende in fase di stampa, che risulta essere pari al 2% dei consumi ICT totali di un’azienda di servizi. Un dato rilevante che dimostra come anche la scelta della tecnologia di stampa rappresenti un passo importante per il raggiungimento dell’efficienza energetica.

Se infatti dall’indagine emerge che gli IT Manager scelgono la stampante in base a caratteristiche quali il first copy time, la velocità e la qualità, non meno importante è l’efficienza: anche soluzioni simili possono avere un impatto energetico molto diverso tra loro. I risultati dimostrano che le stampanti inkjet Epson personali e workgroup A4 a colori registrano consumi per pagina inferiori al 50% rispetto ai dispositivi di stampa della concorrenza a parità di tecnologia e il divario si amplia se confrontate con le laser. E il risparmio energetico continua anche da spente, con una riduzione dei consumi fino al 27% in modalità Idle e fino al 56% in modalità Power Saving.

Infine, come già evidenzia la ricerca sui modelli ad alte prestazioni, anche il valore di Total Energy Consumption (TEC) delle stampanti di ultima generazione, ad esempio la serie Epson WorkForce Pro, è fra i più bassi sul mercato e risulta di gran lunga inferiore a quello stabilito da Energy Star.

 
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Azienda: Epson PS
Parole chiave: Informatica e TLC