Il rapporto 2011 dell’Osservatorio Business Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano – avviato nel 2008 e esteso oggi a diversi settori del mondo delle imprese private e alle pubbliche amministrazioni per complessive 90 realtà censite – ha confermato innanzitutto una tendenza. A dispetto della sfavorevole congiuntura economica, dall’indagine empirica emerge come la propensione a investire in soluzioni di business intelligence rimane elevata per via della rilevanza strategica che queste rivestono.
La riprova concreta di tale tendenza è in due dati percentuali: gli
investimenti in questo segmento, nel corso del biennio 2009-2010 e nel
primo semestre 2011, sono cresciuti in modo significativo, con
incrementi medi che hanno superato il 7%. E anche per il futuro le
prospettive di sviluppo si presentano favorevoli, con una previsione di
crescita della spesa superiore all’8% per il prossimo triennio. Tassi di
incremento, quindi, che continuano a risultare superiori alla media
degli investimenti complessivi in soluzioni ICT.
Il messaggio che
sortisce dalla ricerca 2011 è quindi pienamente comprensibile e
condivisile. Ed è il seguente. Le applicazioni di business intelligence
stanno rafforzando il proprio ruolo strategico nell’economia delle
scelte strategiche delle aziende in campo tecnologico e rappresentano
una priorità per i CIO, per il contributo che offrono al miglioramento
dei processi decisionali, all’ottimizzazione delle prestazioni,
all’incremento dei ricavi e alla riduzione dei costi.
Analizzando
i vantaggi conseguiti attraverso i sistemi di business intelligence,
quello principale riguarda la maggiore efficacia delle decisioni, che
precede stando allo studio la rapidità di reazione. Tra i benefici di
natura organizzativa, figurano invece la visione univoca delle
informazioni e la maggiore condivisione della conoscenza.

Alla voce criticità, le barriere che ostacolano l’adozione delle
soluzioni di business intelligence sono prevalentemente di natura
organizzativa e culturale. Da un lato, l’Osservatorio rileva la mancanza
di commitment dei “C-level”, la mancanza di visione strategica che
concepisca i progetti di BI come attività che riguardano l’impresa nel
suo complesso e la carenza di comunicazione e collaborazione.
Dall’altro, le resistenze culturali al cambiamento e la carenza di
competenze adeguate per poter impiegare gli strumenti della business
intelligence e segnatamente i cosiddetti “advanced analytics” e la
capacità dei knowledge worker di ricercare informazioni e di tradurle in
azioni efficaci.