Non è il classico osservatorio, ma un progetto culturale che cerca di capire e aiutare il cambiamento della figura dell Cio. Nata nel 2008 su iniziativa del Mip (la business school del Politecnico di Milano) in collaborazione con Cefriel, la Management Academy for Ict executives punta a rafforzare le conoscenze manageriali di queste figure e metterli in grado, nel presentare ai Ceo i progetti di investimento, di usare gli strumenti di valutazione più appropriati.
“L’Academy – racconta Alessandra Luksch del Politecnico di Milano – si rivolge a Cio di oggi e a quelli di domani con una fitta serie di incontri, workshop e oltre 800 ore di formazione. Quest’anno abbiamo puntato la nostra attenzione soprattutto su argomenti come il cloud computing, big data, customer experience e i nuovi device”. In più, per non limitarsi all’aspetto tecnologico e comprendere come evolve la fugra del responsabile Ict in azienda, è stata realizzata una survey con 200 Cio di cui 170 appartenenti ad aziende medio-grandi.
“Fare di più, più in fretta e con meno risorse” è uno degli imperativi più ricorrenti che costringono i Chief information officer ad adoperarsi per recuperare le risorse disponibili. L’Ict è chiamata infatti a fare la sua parte contribuendo a ripensare i processi, abilitare nuove forme di collaborazione e creare nuovi mercati. In questo scenario il ruolo dei Cio diventa sempre più determinante nel favorire una strategia efficace, che metta insieme le esigenze immediate del business con le richieste di traguardare l’innovazione nel medio-lungo periodo.
Secondo l’indagine dell’ateneo milanese i Cio intervistati sono consapevoli delle sfide organizzative che li attendono, della necessità di un cambiamento di ruolo del bisogno di una loro maggiore vicinanza al business che li porta ad ampliare le loro competenze e la collaborazione con le altre aree aziendali.
Ma tutto questo può diventare un’ opportunità. Secondo un’altra indagine del Politecnico, infatti, sono proprio le aziende in forte trasformazione a offrire le maggiore opportunità ai Cio. “In queste situazioni – osserva Luksch, che fa parte del gruppo di lavoro della Management Academy – l’Ict perde il connotato di utility per diventare una leva essenziale dello sviluppo aziendale. Senza il parere del Cio l’azienda non prende decisioni. Da parte loro i responsabili Ict devono però adeguare le competenze e la struttura per essere leva di cambiamento e anticipare i mutamenti”.
Il collegamento con le line è fondamentale così come la capacità di lavorare alla stessa velocità del business. L’Ict quindi deve contribuire ad accelerare il cambiamento, eliminando eventuali vincoli. Anche la struttura ne risente con uno snellimento degli organici che esclude le figure più operative che si possono reperire esternamente. Proattività è la parola d’ordine, ma l’attenzione al business non deve fare perdere l’anima tecnologica. Perché attraverso la tecnologia bisogna generare risorse da destinare all’innovazione.