Ogni utente che a casa propria ha una micro rete privata con un router
wireless collegato alla internet pubblica dovrà fare i conti con il
cambio dell'IP address verso la nuova numerazione dell'IPv6. I router
più moderni sono già predisposti ma non tutti saranno facilmente
rinnovati.
Gli smartphone che navigano nel web, come i BlackBerry
o gli iPhone, sono già predisposti per IPv6 e gli operatori potranno
gestire il cambiamento remotamente.
I computer con i sistemi
operativi più recenti sono già nativamente predisposti a IPv6. N
iente
del genere invece accade a Windows XP o a Wudows Server 2003. Forse
Microsoft potrà sviluppare un Service Pack specifico per questi vecchi
ambienti per evitare grane agli utenti anche se sono scaduti i tempi di
supporto e assistenza.
Un'altra suggestiva mappa delle rotte IPv6
Il vero guaio è che sono
gli ISP che non
sembrano ansiosi di richiedere il grappolo di indirizzi che sono loro
necessari e che non stanno provvedendo alla predisposizione e al
controllo di tutti gli apparati per il passaggio alla nuova numerazione.
Non siamo ancora al gigantesco sforzo dell'inizio anno 2000 quando il cambio di data aveva minacciato enormi problemi
e l'industria ICT fece di tutto per controllare il problema Y2K
che risultò un grosso business per i consulenti informatici e qualche
marginale problema per le imprese. Il caso dell'IPv6 ha ripercussioni
mondiali e dimensioni globali pur coinvolgendo più direttamente un minor
numero di protagonisti.
Eppure sarebbe il caso di porvi
attenzione: quante applicazioni aziendali hanno scritto nel codice un
indirizzo IPv4 assoluto e indispensabile al suo funzionamento? Il 2011 è
domani e il 2012 non sarà la fine del mondo ma quella dell'IPv4 e, se non s'incomincia almeno a porvi attenzione,
potrebbe avere effetti imprevedibili.