C'è voluto tempo per vedere i primi risultati concreti, probabilmente correndo anche il rischio, come profetizzavano i più pessimisti, di sperperare almeno in parte il ricco parco clienti
Sun. Ora, però, molti in
Oracle sono fiduciosi che i frutti siano finalmente a portata di mano e che sia valsa la pena aspettare.
La piattaforma
Oracle Exadata, presentata da Sun a settembre del 2009 (allora si chiamava Exadata V2) ancor prima che l'acquisizione fosse sancita formalmente, continua ad ampliarsi con l'uscita di nuovi modelli di "Database Machine" e, quel che più conta, iniziano a spuntare i primi casi di successo, soprattutto nei settori finanza e telco, quelli che anche prima si rivolgevano ad hardware specializzato per applicazioni
Oltp e di
Data Warehousing.
Una "batteria" di Database Machine Oracle Exadata.
Qual è la spiegazione dell'interesse da parte del mercato nei confronti di macchine "preconfezionate" che non lasciano libertà di scelta nella selezione dei componenti? Proprio quest'ultimo aspetto, probabilmente.
Le Database Machine sono piattaforme ottimizzate, costruite su hardware Sun e software Oracle, che in questi anni gli ingegneri di Larry Ellison hanno tarato e "tirato" spremendo il massimo delle prestazioni con il minimo (possibile) dei costi e dei consumi.I database server di Oracle danno il meglio, ad esempio, se integrati con gli Exadata Storage Server, che erogano una larghezza di banda I/O pari a 50 GB al secondo e che sono in grado di eseguire oltre 1 milione di operazioni I/O al secondo.
Proprio l’integrazione stretta tra server, storage e software è il segreto (nemmeno mai tanto nascosto, visto che i progettisti ci lavorano dai tempi dell’acquisizione di Sun) delle
architetture Oracle, che ora si propongono come pericolosi rivali sia dei server general purpose dei grandi brand come IBM e HP, sia delle macchine specializzate come quelle di Teradata.
Sul fronte della sicurezza, infine, la multinazionale non ha lesinato in innovazione: le query vengono eseguite su database totalmente crittografati e il processo di decodifica viene compiuto direttamente dall’hardware, riducendo al minimo l’extra carico di lavoro per il sistema.