Che cosa c'è scritto nel
PROGRAMMA “INFRASTRUTTURA E SERVIZI A BANDA LARGA E ULTRA LARGA“ (ISBUL) illustrato il 24 maggio scorso a Corrado Calabrò, presidente dell'
Autorità per la Garanzie nelle comunicazioni?Ecco un piccolo contributo che sintetizza due sintesi: alcune slide presentate in conferenza stampa e finalmente leggibili dal sito AGCOM e alcuni brani dell'executive summary d'una diecina di pagine.
Anzitutto un breve riassunto su chi ha partecipato alla iniziativa che è costata un badalucco di quattrini: 700mila euro con 14 sottoprogetti. Le oltre 330 pagine del volumone è dunque il meglio del meglio che le competenze tecniche, economiche e giuridiche hanno saputo esprimere.
E' da qui che, ragionevolmente, Corrado Calabrò trarrà quei suggerimenti che a luglio presenterà ai legislatori per favorire la nascita di un quadro normativo utile allo scopo di accelerare le cose della Next Generation Access Network.
ISBUL: 700.000 euro per una estesa ricerca con 10 università coinvolte
Intanto stralcio un paio di annotazioni a proposito della infrastruttura in fibra
UNA MAPPA DEI TUBI INTERRATI UTILIZZABILI PER FAR PASSARE LA FIBRA
"La ricerca ha rilevato che le difficoltà di utilizzo delle infrastrutture esistenti sono dovute principalmente al fatto che in Italia, diversamente da altri Paesi, non è disponibile una banca dati cartografica unica che riporti le informazioni relative alle infrastrutture presenti nel sottosuolo. Lo
studio, pertanto, ha raccomandato lo svolgimento di una ricognizione finalizzata alla creazione di un’anagrafe (Registro delle Infrastrutture) delle reti alternative in fibra ottica realizzate negli ultimi dieci o quindici anni, nonché degli
impianti sotterranei per servizi di pubblica utilità diversi da quelli per le telecomunicazioni. In tale ambito risulta auspicabile un’iniziativa tesa a definire ed applicare un sistema normalizzato per la rappresentazione cartografica delle infrastrutture sotterranee".
LA BANDA RADIO: OGGI è SOTTOPAGATA E OCCORRE PORRE ATTENZIONE ALLA PROSSIMA GARA EUROPEA DEGLI 800MHz
"Tra i risultati di maggior rilievo si evidenzia l’elaborazione di un modello economico-ingegneristico per la valutazione del costo opportunità marginale dello spettro per un ampio numero di applicazioni e di bande, utilizzabile come base per l’introduzione di meccanismi di mercato. Pur non dovendo esserci necessaria corrispondenza tra i costi opportunità calcolati e le tariffe suggerite, l’applicazione del modello evidenzia
l’inadeguatezza dei canoni pagati dagli operatori nazionali, come pure dalle televisioni locali, in quanto non correlati al costo-opportunità dello spettro da essi utilizzato.
Infine, riguardo alla tematica del digital dividend, atteso che a medio-lungo termine
l’Italia sarà tenuta ad armonizzare la sua banda 800 MHz con quella degli altri Paesi europei e ad aprirla all’uso degli operatori mobili, si è osservato che il meccanismo regolamentare, che meglio potrà garantire una progressiva trasformazione dell’uso della banda suddetta nel senso descritto, è quello di una
assegnazione contemporanea delle frequenze agli operatori televisivi e agli operatori mobili. Ai primi nel rispetto dei diritti acquisiti (legacy) o con le nuove regole di gara per i nuovi entranti; ai secondi, invece, mediante una procedura di asta competitiva a spettro occupato. Secondo lo studio i diritti d’uso degli operatori televisivi dovrebbero avere carattere “primario” ma essere limitati nel tempo (ad esempio fino al 2015), mentre quelli degli operatori mobili dovrebbero essere limitati all’esterno delle aree di servizio degli operatori televisivi ma avere durata più lunga (ad esempio pari a quella delle licenze UMTS). Durante il periodo di “coabitazione”, l’operatore mobile dovrebbe limitarsi ad utilizzare le frequenze nelle aree non servite dall’operatore televisivo, con diritti simili a quelli previsti per gli utilizzatori dello spettro interleaved nel Regno Unito o dei white spaces negli Stati Uniti".
UNA INFRASTRUTTURA IP-TV CHE SPINGA LA BANDA ULTRALARGA NON REGGE
"Una delle tesi più dibattute ha riguardato
l’incapacità della piattaforma IP-TV di fungere da driver della realizzazione di un’infrastruttura di accesso a banda ultralarga. Questa tesi è stata supportata dapprima mostrando quanto siano marginali i vantaggi della nuova piattaforma rispetto ad una piattaforma tradizionale di broadcast televisivo e, successivamente, mostrando quanto le piattaforme più mature rappresentino un ostacolo significativo alla sua diffusione. Infatti non solo è molto costoso realizzare un’infrastruttura di accesso a banda ultralarga ma è anche molto lungo e costoso il procedimento che conduce alla copertura quasi totale del territorio tale da consentire il superamento della piattaforma digitale terrestre."