Rapporto Assinform: l’Ict è in crisi. Solo colpa del Pil?

di Gianni Rusconi
pubblicato giovedì 22 settembre 2011

Presentati a Milano i dati relativi al primo semestre 2011: il bilancio è negativo e segna una flessione nel complesso del 2,4%. Malissimo i pc, si tiene a galla il software, soffrono i servizi di rete fissa e gli investimenti in infrastrutture di rete. E le previsioni per l’intero anno non sono rosee: l’It viaggerà in negativo fra l’1,2 e il 2,8% e le Tlc chiuderà in rosso fra l’1,% e il 4,1%.

Indice:
Il mercato non è andato affatto bene. A fronte di un aumento seppur modesto del Pil negli ultimi tre anni la spesa in tecnologie in Italia è continuata a decrescere: -2,4% il calo registrato nel primo semestre 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009 e -2,4% la flessione dei primi sei mesi del 2011 rispetto all’equivalente arco temporale del 2010. Il giro d’affari complessivo è stato di 28,9 miliardi di euro e il raffronto con i 30,3 miliardi di due anni fa è evidente e impietoso. Scindendo l’informatica dal comparto telco, le cose non cambiano in meglio. La spesa It scende infatti dell’1,7% a quota 8,8 miliardi di euro e solo il software tiene il passo esibendo un incremento anno su anno dello 0,3%.

Il quadro descritto stamane alla stampa da Paolo Angelucci, Presidente di Assinform, è chiaro. Ed è anche una sorta di monito non privo di risvolti polemici: in questi anni si poteva e si doveva fare di più e si deve uscire (il governo) dal limbo di una situazione di crisi che penalizza tutti. Aziende, consumatori, sistema Paese. E a precisa domanda - chi frena il mercato oggi? – la risposta di Angelucci è stata altrettanto precisa: “banche, telecomunicazioni e piccole imprese. Pa e altri attori potrebbero però pagare pesantemente in prospettiva, a partire dal 2012, le misure della manovra economica”.


Le dichiarazioni di Paolucci riportate nella nota ufficiale di Assinform non lasciano adito a dubbi: “la crisi dell’Ict ipoteca le capacità di crescita. Il Decreto Sviluppo scommetta sulla digitalizzazione del Paese, le risorse non preventivate legate all’asta sull’Lte vengano impiegate per rilanciare i progetti di dematerializzazione della Pa e generare nuovi investimenti delle imprese. Bisogna far partire, realmente, gli investimenti sulla banda ultralarga, privatizzare le società pubbliche che operano in campo Ict, assicurare pagamenti certi, aggregare le imprese per condividere servizi e infrastrutture avanzate, definire regole concorrenziali e trasparenti per garantire il ritorno delle spese dedicate alle tecnologie. E ancora: sostenere la digitalizzazione in settori chiave come sanità, scuola, giustizia, turismo e beni culturali e razionalizzare gli appalti che riguardano la fornitura di servizi It agli enti pubblici”.

Considerazioni e parole di circostanza a parte, emerge dai vertici di Assinform uno scenario – per altro noto – che si può così riassumere: la crisi è di innovazione, competitività e crescita economica. L’Italia paga la scarsa propensione agli investimenti in Ict degli ultimi anni. La manovra varata dal Governo ha messo il Paese davanti alla realtà, ma molto sotto l’aspetto quantitativo e meno sull’aspetto qualitativo. Occorrono misure che rilanciano la produttività e la spesa in Information e Communications Technology.

Se si investe in tecnologie ne beneficia il Pil e lo dicono autorevoli studi di mercato. Ma il problema la propensione all’investimento in tecnologie non è particolarmente radicata nelle aziende italiane. E in funzione della staticità dello sviluppo del Pil (quello italiano è ben sotto quello degli altri principali Paesi europei) le stime per tutto il 2011 non possono che essere ancora negative.

 
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Azienda: Assinform
Parole chiave: Informatica e TLC
 
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