“Il problema – spiegava al Corriere uno dei licenziati, Marco Savi, 42 anni,– è che nessuno si è degnato di darci una motivazione valida. Mi hanno solamente detto che non rivolgevo ai clienti un saluto caloroso e che non ero allineato al pensiero Apple. Ci hanno addirittura chiesto – ha aggiunto Savi - di uscire dalla porta posteriore”. Stessa storia per Alessandro Montagner, 22 anni, studente, anche lui licenziato prima che finisse il periodo di prova: “un giorno sono stato convocato in ufficio e mi hanno annunciato l’intenzione di non riconfermarmi. Nessuno mi ha spiegato i motivi”.

Sindacatonetworkers.it ha provato a sentire direttamente qualche dipendente degli Apple Store in Italia chiamando ai centralini degli Store di Firenze, Milano, Caserta e Bologna e la risposta dall’altra parte della cornetta è stata pressoché univoca: “non possiamo dire nulla, contattate la società o il nostro ufficio stampa”. Ovviamente, non ci aspettavamo al telefono reazioni particolari, ovvero dichiarazioni di conferma di una situazione negativa negli Store italiani, ma non ci hanno nemmeno detto il contrario.
Quindi, ricapitolando, se si vuol lavorare in un Apple Store o in generale in questa multinazionale sembra che si debba possedere nel proprio curriculum vitae una caratteristica molto precisa: l’Apple Factor, altrimenti ribattezzato l’X-Factor.
Di cosa si tratta? Lo si può intuire dalle dichiarazioni attribuite a Ron Johnson, ex vice presidente delle attività retail di Apple: “quando un utente entra in un Apple Store viene accolto in un ambiente familiare dove i dipendenti non sono spinti a vendere a tutti i costi, ma a consigliare l’utente. Il dialogo avviene con toni simpatici, quasi in un clima di amicizia, spingendo l’utente a non tradire quel legame e ritornare nel negozio in caso di necessità”. Probabilmente è questo l’Apple Factor, soprattutto per ciò che riguarda la relazione con il cliente.
Ma qual’è, invece, la parte del fattore Apple che ispira l’organizzazione del lavoro negli Store, nella Company e nella produzione manifatturiera? In questo caso, forse, per adesso è più appropriato parlare di X-Factor, di incognita. Alcuni segnali, raccolti sporadicamente, raccontano di qualche sciopero in America per presunti straordinari non pagati e in Rete qualcuno ricorda anche la filosofia di Jobs che, sembra, “chiedesse ai suoi programmatori turni di lavoro che non comprendano il sonno”.
A cura di Sindacatonetworkers.it