Cibando, start up italiana salita agli onori delle cronache per aver sviluppato un'applicazione per iPhone dedicata alla ristorazione, ha deciso di aprire in Gran Bretagna con soldi tedeschi. Colpa di offerte discutibili sul mercato italiano per quanto riguarda i finanziamenti, ma anche, di altri problemi burocratici. “Peccato che, per Cibando, la decisione sia stata presa in luglio: i notai (italiani) erano chiusi per ferie e Guk ha dovuto aspettare settembre, per poi decidere di aprire l’azienda come Ltd in Inghilterra, con una divisione in Italia.
I costi sono paragonabili a quelli di apertura di una Srl e così spera
di attirare altri finanziatori stranieri”. Così il Corriere della Sera
racconta la storia di un’altra neo azienda che se ne è andata da un
Paese refrattario a questo tipo di iniziative. Ma adesso, forse,
qualcosa potrebbe cambiare.
Nei provvedimenti che il Governo si accinge a varare per liberalizzare il mercato c’è infatti qualche norma che riguarda le start up e quindi anche le nuove avventure imprenditoriali che hanno scommesso sulla Rete (come cibando sulle nuove tecnologie. In sostanza è prevista l’introduzione di un nuovo articolo al Codice civile, il 2463-bis, che regola la costituzione delle società a responsabilità limitata.
Stando a quanto riportato da vari quotidiani, è prevista infatti l’introduzione di una nuova forma societaria “riservata alle persone fisiche che alla data della costituzione non abbiano compiuto i 35 anni”. Il limite di età si estende però anche alla vita della società. La compagine sociale deve rimanere giovane e quando un socio compirà i 35 anni viene escluso di diritto dalla Srl.
Per questo tipo di società non è previsto un capitale sociale minimo ma solo la misura simbolica di un euro; non sarà inoltre necessaria la presenza di un notaio ma solo la comunicazione telematica al Registro delle imprese. La denominazione della forma societaria è “società semplificata a responsabilità limitata” e non prevede il rischio patrimoniale personale dei soci, esonera dal pagamento dei diritti di segreteria e di bollo e per il fisco rientra nell'ambito dell'imposta sulle società (Ires).
Cosa dicono i diretti interessati.
Non si può certo dire che Italian startup scene, il blog che riunisce online e su Facebook neoimprenditori e non solo e sia entusiasta del nuovo provvedimento. Accanto a commenti sbrigativi - “Una pagliacciata” (ma c’è anche di peggio) - prevale il “piuttosto che niente meglio piuttosto” e qualche perplessità riguardo il limite di età che costringe a liquidare il socio che compie i 35 anni quando l’azienda è partita.
Secondo tale Alessandro, per esempio, il senso della norma potrebbe essere un incitamento a costituire la società e poi quando la situazione sarà più solida passare a una normale Srl. “Se vista così l'iniziativa assolve al suo compito di incentivare la nascita di nuove imprese, perché abbatte la barriera d'ingresso iniziale; poi è chiaro che l'esclusione del socio 35enne è un paradosso, probabilmente chi l'ha pensata ha dato per scontato che una volta avviata da qualche anno la società sarebbe stata convertita a srl. Cmq mi sembra non male, perché di fatto se io volessi aprirmi una società domani ci metterei un secondo e spenderei zero”.
Gianmarco invece è completamente contrario. A parte un colorito commento, questa la sua idea: “Chi l'ha detto che solo chi sta sotto i 35 anni si dia all'impresa avendo pochi mezzi? Questa cosa esclude l'avere soci senior, Ba, Vc, incubatori... Esclude in generale che partecipino altre persone giuridiche (follia! parliamo di societá di capitali!)... Inutile per il 90% di chi poteva fruirne”.
E Federico, non senza ragione, si chiede “Perché bisogna sempre porre il limite dell'età? Come mai anche un 41 enne non dovrebbe essere agevolato nella partenza con una startup? L'importante è partire... !!!”. Rimane il fatto che una società senza capitale sociale potrebbe poi avere qualche problema in più per quanto riguarda i finanziamenti, ma si tratta di un primo passo da incoraggiare.