I numeri lo proiettano in continua crescita. Le imprese ne fanno sempre più richiesta. Lo sviluppatore di applicazioni mobili sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella crescita 2.0 delle aziende italiane. E a confermarlo sono anche le ultime ricerche.
Per esempio i dati della digital experience italiana forniti da Carolina Gerenzani di Tns Italia durante l’ultimo forum della comunicazione digitale a Milano: su 1.064 utenti intervistati, il 91% fruisce internet da Pc, il 28% da smartphone (con un incremento dell’80% rispetto al 2010), il 5% da tablet, il 7% da game console. Con i dispositivi mobili l’utilizzo principe rimane l’e-mail, seguito dal social networking, dal banking online e dal gioco. Il mobile commerce è più un social shopping, con l’aumentata consapevolezza dei gruppi di acquisto: il 72% di coloro che acquista da rete mobile, effettua pagamenti online attraverso smartphone una volta al mese.
Una ricerca condotta da Forrester stima invece che entro il 2016 ben 350 milioni di smartphone saranno nelle mani di chi lavora, 200 milioni dei quali utilizzati anche a casa per uso personale. Sempre entro il 2016, si avrà una spesa per le apps di 56 miliardi di dollari. Il budget dedicato allo sviluppo di progetti mobile sarà più che raddoppiato rispetto alle cifre attuali.
Ma chi sta dietro le applicazioni? Chi si appresta a diventare sviluppatore di applicazioni mobili, in primo luogo, ha estese competenze dei linguaggi di programmazione per piattaforme Android, iOs e Windows, sa gestire gli standard Web HTML, XHTML, CSS e XML, ha una conoscenza di base dei principali database relazionali.
Con un diploma, o laurea in discipline informatiche, il mobile application developer ha tra le sue responsabilità l’analisi, lo sviluppo e la manutenzione di applicazioni per dispositivi mobile e deve seguire il test di funzionamento dell’applicazione e la sua usabilità.