Difficile parlare di
VMware e introdurre la conversazione con
Alberto Bullani, regional manager Italia, e
Dario Regazzoni, system engineer manager, senza ricordare i risultati economici del secondo trimestre dell'anno. Ne abbiamo parlato anche con Bullani, ma la riservatezza sulle cifre italiane non possono mascherare i
673,9 milioni di dollari di fatturato, in crescita del 47,9 per cento rispetto al secondo trimestre dello scorso anno e, soprattutto,
74,5 milioni di dollari di profitti netti, un 11% secco secco del fatturato.
Il calcolatore che aiuta a misurare il ritorno dell'investimento con la virtualizzazione VMware
E non è che la competizione non manchi. Anzi.
Citrix e Microsoft, alleatissime tra loro e agguerritissime, propongono gratuitamente l'una
XenServer e l'altra Hyper-V, gli strumenti cardine della virtualizzazione. Non è che VMware faccia molto di diverso perché anche lei combatte con il "try and buy" di
assaggi del proprio hypervisor ESX Server e dello stack vSphere con Essentials ed Essentials Plus che consentono di impiantare qualunque tipologia di virtualizzazione.
Torniamo ai conti di VMware per sottolineare che per il 42% il fatturato viene dalle licenze; il 53,8 dai servizi pari a 350 milioni e di questi ultimi ben 290 da servizi di manutenzione e 60 da servizi professionali.
Tutte cifre in crescita anche grazie agli effetti delle recenti acquisizioni di SpringSource, Gemstone e RabbitMQ. Sono anche dovuti a questi acquisti gran parte dell'incremento degli addetti diretti saliti a 8.200 con un incremento di 1.100. La seconda metà dell'anno è previsto in crescita del 35-38% con una stima di chiusura del fatturato intorno a 2,8 miliardi e altre 500 persone assunte.