Nei prossimi cinque anni, il tasso di adozione della tecnologia 4G subirà un’impennata a livello globale del 35%, raggiungendo così i 2,3 miliardi di utilizzatori rispetto ai 516 milioni attuali. I tre Paesi che hanno finora guidato la crescita, vale a dire Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone, saranno affiancati da giganti come la Cina, che passerà dall’8% a fine 2014 al 39% del 2019. I numeri, diffusi da TeleGeography, indicano che il 4G ha ancora una lunga vita davanti a sé, ma ovviamente lo sviluppo tecnologico non ha nessuna intenzione di fermarsi.

Quasi tutti i fornitori di servizi sono attivi già da tempo nella definizione della prossima generazione di infrastrutture di rete, vale a dire i network wireless di quinta generazione, o 5G. Ad esempio, è nato da poche ore il gruppo Fantastic-5G, un’iniziativa che ha riunito 16 player mondiali nel campo delle telecomunicazioni per sviluppare una nuova interfaccia air che operi sotto i 6 GHz. Fantastic-5G significa Flexible Air Interface for Scalable service delivery within wireless communication networks of the 5th Generation.

L’interfaccia che verrà realizzata all’interno di questo consorzio, che vede impegnati tra gli altri Alcatel-Lucent con i suoi Bell Labs, Orange, Telecom Italia, Huawei, Intel e Nokia, dovrà essere altamente flessibile, per far fronte alle diverse tipologie di traffico dati che “affolleranno” l’etere nel prossimo futuro, oltre che scalabile. Con l’avvento e la crescita di tecnologie e trend disruptive, come l’Internet delle cose e la mobilità, il numero di oggetti connessi aumenterà infatti in modo considerevole.

Ecco perché l’interfaccia radio multiservizio dovrà essere anche versatile, a fronte di un’enorme varietà dei terminali sul campo e delle caratteristiche di traffico e trasmissione. Uno degli obiettivi della definizione di 5G e della sua standardizzazione a livello globale, inoltre, riguarderà la riduzione dei consumi e l’efficienza dei sistemi, in quanto molti di questi oggetti smart non potranno disporre di grande autonomia energetica. Fantastic-5G ha finora ottenuto dalla Commissione Europea un finanziamento pari a otto milioni di euro, nell’ambito delle iniziative “Horizon 2020” per il progresso digitale del Vecchio Continente.

 

Fonte: TeleGeography

 

Stesso investimento per un altro progetto parallelo sul 5G, sempre sponsorizzato all’interno di “Horizon 2020”, ma coordinato in questo caso da Ericsson. È il Metis-II, che dovrà gestire l’intero quadro delle collaborazioni nell’ambito della 5G Infrastructure Public Private Partnership (5G-Ppp), con lo scopo anche di suggerire una tabella di marcia per lo spettro da destinare al 5G. Il progetto porterà inoltre alla preparazione di azioni coordinate da indirizzare agli organismi di standardizzazione e regolamentazione.

Dal canto suo, Ericsson integrerà le tecnologie in un design dell’accesso radio e fornirà una piattaforma ad hoc per le reti wireless di prossima generazione. Il vendor svedese guiderà anche, in qualità di coordinatore tecnico, il progetto mmMagic per sviluppare nuovi concept per la tecnologia di accesso radio mobile, nella gamma di frequenze che andranno tra i sei e i mille Gigahertz.

La composizione completa del quadro normativo e di standardizzazione tecnologica del 5G dovrebbe essere definito nel 2020. Almeno questo è il cronoprogramma presentato a giugno dall’International Telecommunication Union (Itu), parte del piano Imt-2020. I primi test effettivi dovrebbero già partire nel 2016. Anche se i buoni propositi potranno scontrarsi con la realtà dei fatti. Secondo TeleGeography, nel 2019 i sottoscrittori di utenze 2G, quindi drammaticamente distanti dalla potenza teorica del 5G, saranno ancora circa tre miliardi.

 

Fonte: 5G-Ppp

 

Un numero enorme di persone, a cui aggiungerne altri tre miliardi “legati” al 3G. Oltre ai piani di sviluppo delle reti di prossima generazione, quindi, dovranno essere lanciate iniziative per intervenire su queste due fasce, che coincideranno in larga parte con le zone più povere o remote del pianeta. Altrimenti potrebbe venirsi poi a creare un gap difficilmente colmabile.