L’Italia accelera sul 5G. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato la prima bozza di regolamento per l’asta di assegnazione delle frequenze radio, fondamentali per “l’accensione” delle reti di quinta generazione. Una gara che porterà contante fresco nelle casse dello Stato. Secondo l’ultima legge di bilancio, la cifra non potrà essere inferiore a 2,5 miliardi di euro, ma considerando che l’asta per le frequenze 4G aveva generato introiti per quattro miliardi la speranza è almeno quella di replicare il risultato del 2011. La bozza dell’Agcom, pur rappresentando di fatto l’orientamento dell’authority, è soggetta a una consultazione pubblica scattata ufficialmente ieri e che si concluderà fra trenta giorni. In questo periodo tutti gli interessati potranno inviare all’Agcom osservazioni e richieste di modifica al regolamento, le quali potranno essere recepite dall’Autorità e integrate nel documento finale.

La prima stesura del regolamento prevede, ad esempio, la concessione delle licenze agli operatori fino al 31 dicembre 2037, in linea con quanto previsto dall’Unione Europea, con una possibilità di rinnovo per otto anni per evitare di “cristallizzare il mercato per un periodo troppo lungo”. Le bande di frequenze che andranno all’asta saranno quelle dei 700 MHz, considerate vitali per la copertura indoor, oltre ad ampie fette di spettro compreso fra i 3,6-3,8 GHz e 26 GHz.

Secondo la legge di bilancio 2018, però, le frequenze 700 MHz saranno accessibili su tutto il territorio soltanto a partire da luglio 2022, spostando quindi in là l’orizzonte di una reale diffusione del 5G su scala nazionale. I principali operatori italiani hanno però dichiarato di essere già quasi pronti al lancio dei primi servizi mobili di quinta generazione, attesi per la fine di quest’anno e l’inizio del 2019.

Si tratterà ovviamente di un rollout controllato e limitato ad alcune città, utilizzando le frequenze disponibili in quel momento. Per Milano, ad esempio, Vodafone Italia ha dichiarato di voler raggiungere la copertura completa entro la fine dell’anno prossimo. Ma come funzionerà la gara prevista per ottenere le licenze? L’obiettivo dell’Agcom sembra è quello di aprire l’asta al maggior numero di concorrenti possibili, limitando ad esempio la quantità di frequenze assegnabili a un singolo provider.

 

 

Ci sarà anche un lotto di frequenze, comprese fra i 700 MHz e i 2,6 GHz completamente “bloccato”, a disposizione esclusiva di tutti i nuovi player. Verranno quindi tagliati fuori i big: Tim, Vodafone Italia e Wind 3. In particolare le frequenze più basse rappresentano “un asset importante per operatori nuovi entranti […]. Pertanto, anche alla luce del fatto che nello scenario di mercato nazionale le altre due bande al di sotto di 1 GHz (ossia le bande 800 MHz e 900 MHz), dalle simili caratteristiche radioelettriche, risultano già assegnate, l’Autorità rileva la possibilità […] di riservare una ragionevole quantità di risorse spettrali nella porzione Fdd (Frequency-division duplexing, ndr) della banda 700 MHz a favore di soggetti nuovi entranti”.

Salendo di frequenza, infine, l’Agcom ha previsto un utilizzo condiviso delle bande fra i 3,6-3,8 GHz e nella fascia dei 26 GHz, in modo che le telco possano utilizzare risorse altrui momentaneamente libere. Il risultato sarà quello di ottimizzare la fruizione delle frequenze, in un’ottica completamente opposta rispetto a quella osservata finora, che prevede l’occupazione monolitica di porzioni di spettro che in alcuni casi non vengono utilizzate per anni. Il 5G, invece, avrà bisogno di tutto lo spazio possibile.