Il tempo delle parole (e ultimamente anche delle polemiche) è finito: per Huawei, nel 2019 è iniziata ufficialmente l’era del 5G commerciale. Questo il succo del discorso di apertura di Ryan Ding, executive director of the board e presidente del Carrier Business Group della multinazionale, durante il Global Mobile Broadband Forum che ha avuto luogo a Londra a fine novembre. “Tra i driver che stanno spingendo la nuova tecnologia”, ha detto Ding, “ci sono l’incremento degli utenti mobili, che passeranno dai 5,4 miliardi dello scorso anno a 8,4 miliardi nel 2025 e il traino del settore del gaming. Secondo le nostre stime, inoltre, il 5G avrà tassi di crescita molto superiori rispetto al 3 e al 4G: già solo il lancio coinvolgerà circa il 33% della popolazione mondiale”.

“Huawei ha già fornito più di diecimila base station 5G agli operatori europei, mediorientali e asiatici”, gli ha fatto eco Ken Hu, rotating chairmen della multinazionale, “mentre 156 telco in 66 Paesi stanno portando avanti gli ultimi test prima dei lanci ufficiali”. Il passaggio dai vecchi standard al nuovo sarà favorito anche da tecnologie emergenti come l’IoT e l’intelligenza artificiale. “Il 5G arriverà con un cambio di paradigma”, ha continuato Hu, “perché si passerà dal plug&play al plug&think. E il 5G indurrà anche importanti modifiche al design degli oggetti connessi che utilizziamo tutti i giorni: entro il 2025 avremo 40 miliardi di dispositivi che saranno online di default”.

 

 

Quali sono le criticità

Fin qui le innegabili prospettive, come è innegabile il fatto che Huawei sia tra i vendor che finora più hanno investito per farsi trovare pronti al nuovo standard. Il lancio commerciale del 5G, però, non è caratterizzato solo da interessanti vantaggi per gli utenti e da prospettive rosee per gli operatori. Alcune criticità vanno risolte, e fra esse il principale problema è lo spazio limitato per le antenne e gli impianti trasmissivi: i siti disponibili per le nuove installazioni sono pochi, quelli già presidiati sono stipati, mentre alcune bande del 5G (quelle più efficienti ma anche meno penetranti) richiedono il posizionamento di molti più impianti rispetto al 4G, soprattutto nelle zone ad alta densità urbana. “La copertura capillare”, spiega a IctBusiness Renato Lombardi, a capo della ricerca italiana di Huawei proprio nel campo delle alte frequenze, “verrà ottenuta con soluzioni come la Small Cell, che hanno un raggio d’azione di circa 50 metri. Naturalmente il posizionamento di questi impianti, e di tutti gli altri che completano l’infrastruttura 5G, richiederà tempo e investimenti. Gli operatori di telecomunicazione hanno già speso moltissimo per aggiudicarsi i lotti di frequenze messi a disposizione dal Governo”.

Corsa a due velocità 
L’impressione, quindi, è che la tecnologia sia pronta e le soluzioni ai non pochi problemi tecnici siano già state trovate, ma che l’adozione del 5G avverrà velocemente a partire da quest’anno solo nelle aree ad alta profittabilità, cioè le grandi città. Al contrario, non sarà altrettanto rapida nel resto del territorio, anche se uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori del 5G è proprio la sconfitta definitiva del problema del digital divide. La timeline annunciata da Orange durante l’evento londinese, per esempio, prevede il lancio vero e proprio nel 2020 (con le prime applicazioni commerciali in alcune città già nel 2019) e il completamento della rete in Europa entro il 2022.

 

 

Mimo e Intelligenza Artificiale i due assi nella manica 

Tornando alle soluzioni tecnologiche esposte con malcelato orgoglio da Huawei (in alcuni casi anche provate sul campo nelle aree adiacenti al polo fieristico londinese Excel), la parte del leone è interpretata dagli impianti “all in one” appartenenti alla famiglia SingleRan Pro, che contengono sia le diverse base station (alcune in grado di supportare tutti gli standard trasmissivi, dal 2 al 5G) sia le antenne sia i moduli di supporto, come l’alimentazione elettrica. Lo scopo, ovviamente, è quello di rendere le stazioni indipendenti dall’ambiente esterno e allo stesso tempo di risparmiare spazio, provando così a risolvere brillantemente il problema più grande: la carenza di siti.

“Base station multistandard con footprint prossimo allo zero e antenne con tecnologia Massive Mimo per il 5G sono i due punti di forza dell’offerta Huawei per le reti del futuro”, riprende Ding. “Naturalmente, la complessità del dover gestire più standard viene risolta grazie a sofisticate tecnologie basate sull’Intelligenza Artificiale, che si occupano di ottimizzare in modo automatico l’utilizzo dei diversi componenti hardware e software”. Oltre alla ingegnerizzazione spinta dei prodotti presentati sul mercato, Huawei punta anche sul disaccoppiamento tra uplink e downlink per ottimizzare l’uso della banda e sulla cooperazione tra reti 4G e 5G. “Le nostre soluzioni”, chiosa Hu, “per quanto innovative da sole non bastano a risolvere il problema della disponibilità dei siti sul territorio e quindi della copertura della rete. Per questo, i governi locali devono fare la loro parte, mettendo a disposizione risorse pubbliche e incentivando la condivisione degli stessi impianti tra diverse utilities”.