L’era del 5G targata Samsung è ufficialmente iniziata, almeno a livello di componentistica. L’azienda ha avviato la produzione in volumi dei propri chip Exynos Modem 5100, soluzione contenente un modem multi-mode per reti mobili di quinta generazione: è lo stesso chipset impiegato per il Galaxy S10 5G che farà il suo debutto domani in Corea del Sud per arrivare poi negli Usa (presumibilmente a metà mese). Pienamente compatibile con lo standard 5G New Radio sviluppato dal consorzio 3gpp, l’Exynos supporta sia le “vecchie” reti di accesso sia lo spettro sotto i 6 GHz, fondamentale (insieme alle mmWave) per i network di quinta generazione. Con queste frequenze il chip tocca velocità teoriche di picco in downlink di 2 Gbps, mentre sopra i 26 GHz si arriva fino a 6 Gbps. Sono sensibili i miglioramenti anche sotto copertura 4G, in quanto è possibile sfiorare anche 1,6 Gbps.

Samsung ha iniziato la produzione in volumi anche del ricetrasmettitore Exynos Rf 5500 e del modulatore Exynos Sm 5800, incaricato anche dell’efficientamento energetico. Secondo l’azienda questo componente aiuterà a ridurre i consumi del 30 per cento rispetto alla generazione precedente, malgrado la maggior velocità trasmissiva fra dispositivi e rete. Tutti questi elementi trovano posto nei Galaxy S10 5G venduti in Corea del Sud e in altri mercati (come probabilmente quello italiano). In altri Paesi, fra cui Usa, Giappone e Cina, lo smartphone sarà dotato di componenti realizzati da Qualcomm.

La Corea è quindi pronta ad accendere ufficialmente la rivoluzione 5G, ma lo sono anche i consumatori. A giudicare dai possibili prezzi degli abbonamenti che gli utenti dovranno pagare per navigare sulle nuove reti, non è detto. Secondo le ultime voci di corridoio, governo e operatori nazionali stanno discutendo sui costi delle sottoscrizioni. E la bolletta, rispetto al 4G, potrebbe lievitare enormemente.

Si parla infatti di esborsi compresi tra i 70 e i 110 dollari al mese, per piani dati non illimitati ma “tagliati” nell’ordine di 8, 150, 200 e 300 GB. Considerando la velocità massima di download del 5G, si potrebbe terminare un pacchetto da 8 GB in soli 25 secondi, mentre quello da 30 GB in un quarto d’ora. È verosimile, però, che gli operatori decidano in una seconda fase di adeguarsi alla tecnologia e di offrire piani illimitati.

 

 

 

I ritardi di Apple sono dovuti (anche) a Intel

Chi manca ancora all’appello nella corsa al 5G è Apple, che ha già dichiarato di volersela prendere comoda. Secondo report usciti nelle scorse settimane, la Mela dovrebbe portare sul mercato il primo iPhone 5G nel 2020. Ma in queste ore sono circolati nuovi rumors per cui i piani di Cupertino potrebbero subire un rallentamento. La testata Fast Company, citando fonti interne all’azienda, ha sottolineato come Intel (il produttore che dovrebbe fornire ad Apple i modem di quinta generazione) abbia seri problemi nel rispettare le scadenze. In una nota, il chip maker ha ribadito però di prevedere di "supportare i lanci dei dispositivi dei clienti nel 2020 con il suo modem multimodale 5G Xmm 8160".

Per essere utilizzato in tempo negli iPhone dell’anno prossimo, il modem dovrebbe essere fornito a Cupertino in sample quest’estate. Il design finale dovrebbe invece essere approvato definitivamente al massimo a inizio 2020. Ma una serie di problemi produttivi, non specificati e pubblicamente smentiti da Intel, starebbero mandando su tutte le furie la dirigenza della Mela.

Il colosso di Cupertino avrebbe deciso di mettere le mani avanti, creando un team di circa mille ingegneri per farlo lavorare sullo sviluppo di un modem proprietario, allo scopo di affrancarsi completamente da fornitori terzi. È possibile, spiega Fast Company, che i componenti vengano poi realizzati nelle fonderie di Tsmc o Samsung. Se le indiscrezioni dovessero avere un fondamento, però, non sarà possibile vedere un modem completamente made by Apple prima del 2021.