Assistenti virtuali al servizio dello shopping e un’estensione del progetto Android One: due diverse notizie, accomunate dall’elemento mobile, girano intorno a Google. Più che notizie si tratta in un caso di un’intuizione ragionevole e nell’altro di rumors provenienti dal sito di The Information. Partiamo da qui: secondo “tre persone informate sul progetto”, l’azienda di Mountain View nei prossimi mesi estenderà agli Stati Uniti la commercializzazione degli smartphone brandizzati Android One, inizialmente destinati ad alcuni mercati emergenti. Al pari dei prodotti marchiati Nexus e Pixel, questi telefoni sono caratterizzati da alcune personalizzazioni software nonché da un accesso preferenziale agli aggiornamenti di Android, ma a differenza delle due gamme citate si posizionano sulla fascia di prezzo medio/bassa.

I modelli nascono da accordi fra Google e produttori locali, il primo dei quali firmato nel 2014 in India e poi seguito da anloghe colllaborazioni in Baglasdesh, Nepal, Sri Lanka e Filippine. A fronte di prezzi anche di poco superiori ai cento dollari, gli utenti di questi Paesi possono acquistare dispositivi di discreta fattura, più protetti dalle infezioni cybercriminali rispetto ad altri modelli Android economici proprio perché costantemente aggiornati dalla stessa Google. Ora, a detta di The Information, è presumibile che intorno a metà anno la commercializzazione di questa offerta venga estesa agli Usa com un primo modello dal costo compreso fra i 200 e i 300 dollari. ​

L’altra notizia riguarda Google Assistant, l’assistente virtuale di Android, al momento non ancora disponibile in Italia. Nell’ultima versione beta dell’app di ricerca (la numero
6.11.13) è presente l’indicazione di una nuova possibiltà: la frase you’ll soon be able to pay for things” all’interno del menu delle azioni di Google Assistant. Un chiaro suggerimento di come, “presto”, sarà possibile fare acquisti online utilizzando i comandi vocali.

Nell’applicazione in versione beta è anche possibile scegliere di abilitare uno o più dispositivi ai pagamenti diretti e impostare un indirizzo di spedizione per gli articoli acquistati. Per le consegne, è presumibile che Big G possa appoggiarsi a soggetti esterni con cui già collabora (come per esempio Uber) oppure al proprio servizio Google Express, attivo oltreoceano.