Facebook avrebbe mentito alla Commissione Europea durante l’indagine antitrust del 2014 sull’acquisizione di Whatsapp. Il social network è stato accusato da Bruxelles di avere fornito “informazioni non corrette o fuorvianti” per favorire il via libera dei funzionari all’operazione da oltre 21 miliardi di dollari chiusa due anni fa. Allora Facebook promise che i sistemi delle due piattaforme non erano in grado di collegarsi tra loro in modo automatico: i dati degli utenti, quindi, non sarebbero stati condivisi. Cosa poi rivelatasi non vera, come dimostrato dall’aggiornamento delle condizioni d’uso e della privacy di Whatsapp, introdotto quest’anno, che prevedeva l’effettivo scambio di alcune informazioni tra i sistemi. Ma la questione messa sotto la lente d’ingrandimento da Bruxelles in queste ore è un’altra.

Come detto, i vertici di Facebook giurarono che nel 2014 non sarebbe stato possibile abbinare automaticamente gli Id degli utenti del social network blu con quelli di Whatsapp. Nella lettera di obiezioni inviata in queste ore dalla Commissione Europea al colosso di Menlo Park, invece, si afferma il contrario: la tecnologia due anni fa era già matura e Facebook avrebbe “intenzionalmente o superficialmente” inviato informazioni non veritiere.

“Le aziende sono obbligate a fornire alla Commissione dati accurati durante le indagini sulle fusioni. Devono prendere questo compito in modo serio”, ha spiegato in un comunicato stampa Margrethe Vestager, commissario per la concorrenza. “Revisioni tempestive ed efficaci dipendono dall’accuratezza delle informazioni fornite dalle compagnie coinvolte”. Facebook ora rischia una multa pari all’un per cento del proprio fatturato.

 

 

Anche se il gruppo californiano ha ora tempo fino al 31 gennaio per rispondere a Bruxelles, ha aggiunto Vestager, ricordando come l’invio della lettera di obiezioni non pregiudica in alcun modo le conclusioni di questa inchiesta. Che, va sottolineato, è limitata esclusivamente alla valutazione di eventuali violazioni delle regole procedurali previste dall’Unione Europea in caso di operazioni di fusione.

AGGIORNAMENTO: l’azienda ha già risposto alle obiezioni di Bruxelles. In un comunicato, ha scritto: “Rispettiamo il processo avviato dalla Commissione e siamo fiduciosi che dall’analisi completa dei fatti verrà confermato che Facebook ha agito in buona fede. Abbiamo costantemente fornito informazioni precise sulle nostre capacità tecniche e sui nostri piani, incluso le richieste circa l'acquisizione di WhatsApp e briefing proattivi inviati in maniera volontaria prima della introduzione dell’aggiornamento della privacy policy di WhatsApp quest'anno. Siamo lieti che la Commissione confermi la sua decisione di autorizzazione (“clearance decision” nel testo originale); noi continueremo a collaborare e condividere informazioni con i funzionari per rispondere alle loro domande”.