A guastare i festeggiamenti di Alphabet, parent company di Google, per un’altra trimestrale stellare ci ha pensato la Commissione Europea. Un mese fa l’esecutivo comunitario ha comminato al colosso di Mountain View una multa da 2,4 miliardi di euro, che è andata a colpire i conti dell’azienda durante il secondo trimestre dell’anno fiscale 2017. Il gruppo californiano ha infatti chiuso il periodo marzo-giugno con 26 miliardi di dollari di fatturato e un utile netto che, esclusa la sanzione, sarebbe stato di quasi 6,3 miliardi. L’intervento dell’antitrust europeo ha invece costretto Alphabet a iscrivere a registro un utile netto poco superiore a 3,5 miliardi (meno 27,7%), pari a un utile per azione dopo la diluizione di cinque dollari. Malgrado i numeri sopra le attese e una crescita dei ricavi del 21 per cento anno su anno, nel dopo mercato il titolo della società è arrivato a perdere il 3,2 per cento.

A pesare sulle quotazioni, oltre alla multa di Bruxelles, anche i costi per acquisire traffico in salita e il prezzo medio delle pubblicità. Nel primo caso si parla di 5,1 miliardi contro i 3,98 precedenti (cifre superiori alle previsioni degli analisti), mentre il costo per click è crollato di 23 punti. Ma la pubblicità, come già anticipato in apertura, rappresenta ancora il vero tesoro di Alphabet.

L’advertising ha generato un fatturato di 22,7 miliardi, in crescita rispetto ai 19,1 miliardi del Q2 del 2016 (più 18,4%): segno che le inserzioni pubblicate dai clienti sulle principali piattaforme del gruppo (Google, Youtube e Android) non passano mai di moda. Pur se temporaneo e dipendente da fattori non controllabili come una multa, il cambio di marcia a Wall Street ha interrotto una volata che durava da mesi.

Il titolo di Alphabet ha infatti guadagnato il 25 per cento dall’inizio del 2017 e il 14 per cento se si considera soltanto l’ultimo trimestre. La divisione “Other bets”, che si occupa di progetti come Nest e Fiber, ha registrato ricavi in crescita a 248 milioni di dollari, contro i 185 milioni dello stesso periodo del 2016, riuscendo anche a comprimere le perdite a 772 milioni (erano 855 milioni un anno fa).

 

Fonte: Alphabet

 

Nel frattempo è arrivato anche l’annuncio che Sundar Pichai, Ceo di Google dal 2015, ha fatto il suo ingresso nel board of director di Alphabet. Il numero uno di Big G si è contraddistinto in questi anni per una maggior focalizzazione su due grandi temi: cloud e intelligenza artificiale. Sotto la sua guida la società ha accelerato anche sulla produzione di hardware in proprio, con il lancio degli smartphone Pixel e dell’hub Google Home.