La macchina della pubblicità continua a trainare Google, contribuendo in larga parte all'ottimo andamento della parent company, Alphabet. La logica sottostante all'ultimo bilancio trimestrale presentato ieri a Mountain View e relativo al primo quarter del 2018 è analoga a quella di tante precedenti occasioni in cui di tre mesi in tre mesi il colosso del Web, del cloud computing, della telefonia, della domotica e delle auto driverless ha reso pubblici i propri numeri. È soprattutto merito dell'advertising, prima e primaria attività della multinazionale, se il fatturato trimestrale del periodo di gennaio, febbraio e marzo 2018 ha superato i 31,1 miliardi di dollari, con una crescita del 26% (o del 23% a valuta costante) rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso. L'utile netto, invece, rispetto al primo trimestre del 2017, si è gonfiato da 5,4 a 9,4 miliardi di dollari, crescendo di oltre il 70%.

 

 

 

Da un anno all'altro i ricavi trimestrali delle attività pubblicitarie (AdSense, AdWord, inserzioni tramite motore di ricerca, posizionamento su siti Web, advertising sui video di YouTube e sulle app vendute in Google Play, campagne specifiche e altro ancora) sono passati da 21,4 a oltre 26,6 miliardi di dollari, nonostante un complessivo calo del costo per click.

 

Ma Alphabet deve anche ringraziare la domotica dei prodotti e servizi Nest (termostati, rilevatori di fumo, antifurto, webcam, videocitofono, serrature smart) e lo smart speaker Google Home, concorrente di Amazon Alexa: tutte queste attività confluiscono nella voce di bilancio indicata come “altri ricavi di Google”, che anno su anno nel primo timestre è cresciuta da 3,2 a 4,35 miliardi di dollari.

 

 

 

Il periodo d'oro del colosso californiano sembra dunque lungi dal volgere al termine, dato che Alphabet performa bene sia nel proprio core business sia nelle attività più recenti e indirizzate a nicchie di mercato. “La forte crescita di fatturato in corso riflette lo slancio che registriamo su scala globale”, ha commentato il chief financial officer del gruppo (e di Google), Ruth Porat. “Davanti a noi abbiamo diverse evidenti opportunità e la nostra forte crescita ci permette di investire in esse con sicurezza”.

 

Tra le non specificate “opportunità” è presumibile di poter includere tutto il mondo di Android, ma anche i progetti più sperimentali come le auto driverless di Waymo e la copertura Internet tramite palloni aerostatici di Project Loon, senza dimenticare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale da includere un po' in tutti i servizi di Big G (motore di ricerca, Maps, assistente virtuale Google Assistant). Per quanto riguara il cloud, nell'offerta infrastrutturale su nuvola pubblica il vantaggio ancora posseduto sia da Amazon (con Aws) sia da Microsoft (con Azure) imporrà probabilmente investimenti importanti.

 

In ogni caso è indubbiamente questo il terzetto dei leader, come evidenziato dall'ultima analisi di Forrester, relativa al mercato nordamericano ma indicativa del più ampio scenario mondiale. La nuvola di Google piace alla società di ricerca per le sue capacità di analisi dati e machine learning integrate, per la logica serverless, per la politica di pricing trasparente, per l'ampiezza dell'ecosistema di partner e, ancor di più, proprio per gli investimenti compiuti negli ultimi anni per ampliare la capacità dei data center.