Per Amazon sono ora in ballo milioni di dollari di tasse. Oppure di euro o di sterline, se il nuovo corso impresso dal colosso dell’e-commerce alle sue politiche tributarie avrà un seguito. La notizia, rilevante, è la seguente: Amazon inizierà presto a pagare le tasse nei Paesi europei dove opera, senza più rifugiarsi nell’accogliente Lussemburgo. Vero e proprio paradiso fiscale, il piccolo Stato continentale ospita numerose multinazionali che approfittano delle sue lasse norme in materia impositiva. Come probabilmente tutti sanno, altri giganti come Google e Apple sono da tempo nell’occhio del ciclone perché riescono a fare profitti multimiliardari pagando bruscolini agli erari nazionali. Con mosse al limite della legalità, ma purtroppo previste dagli intricati sistemi legislativi europei.

Big G, ad esempio, nel 2013 è riuscita a non pagare quasi nove miliardi di imposte. Apple, sfruttando la sua sede irlandese, ben 29. L’isola atlantica presenta infatti tassazioni decisamente favorevoli per le corporation, che si trovano a pagare soltanto un aliquota del 2,5 per cento. Un sistema che, a detta degli stessi irlandesi e in seguito a continue denunce e pressioni della Ue, potrebbe saltare completamente già da quest’anno.

Amazon sembra quindi avere aperto la via e tutti gli altri colossi stanno forse già tremando. Dal primo maggio scorso, la società creata da Jeff Bezos ha iniziato a riportare il fatturato nazionale maturato in quattro Paesi europei: Italia, Germania, Regno Unito e Spagna. Inoltre, Amazon non registrerà più gli ordini come provenienti dal Lussemburgo, ma le transazioni verranno archiviate nei rispettivi database “locali”.

Ovviamente, rendendo pubbliche le entrate nei singoli Stati, il gigante Usa dovrà finalmente – come tutte le altre aziende – sottostare ai regimi fiscali specifici. E non si parla di due soldi. Nel 2013, l’ultimo anno completo disponibile, la compagnia a stelle e strisce ha registrato un aumento del fatturato in Europa pari a 14 punti, giunto così a 13,6 miliardi di euro. Un portavoce della compagnia ha dichiarato, in realtà, che Amazon ha iniziato già due anni fa a modificare il proprio sistema di fatturazione. Anche se i motivi reali non si conoscono: saranno bastate pressioni e minacce della Commissione Europea a far cambiare politiche a Bezos e compagni?

 

Jeff Bezos, Ceo di Amazon.com

 

Sicuramente sono servite, insieme all’azione sinergica di alcuni governi nazionali. Nel Regno Unito, ad esempio, il Cancelliere dello Scacchiere – il Ministro delle finanze – George Osborne ha introdotto lo scorso mese la cosiddetta “Google Tax”. La norma impone a tutte le multinazionali che fanno affari sul suolo britannico, ma sospettate di spostare i proventi in Paesi stranieri con imposizione tributaria minore, di pagare imposte pari al 25 per cento.