Scintille tra Amazon e Google. Il colosso dell’e-commerce potrebbe lanciare prossimamente una piattaforma video simile a Youtube, con il chiaro intento di contrastare l’operato di Big G nel mercato dei contenuti multimediali. L’indicazione arriva da due possibili brand registrati dall’azienda di Jeff Bezos, “Amazontube” e “Opentube”, i quali dovrebbero fornire “elementi audio, visivi e audiovisivi preregistrati e non scaricabili, utilizzando le reti wireless”. La registrazione dei marchi è stata depositata lo scorso 5 dicembre. Un giorno non casuale, in quanto proprio in quella data Google ha annunciato la rimozione di Youtube dal dispositivo connesso Echo Show e dalle Fire Tv. Una mossa che ha probabilmente indispettito Amazon, la quale si è lanciata ormai da tempo nel mercato dei contenuti audiovisivi, con una casa di produzione ad hoc e una piattaforma, Prime Video, che offre agli iscritti Prime film e serie Tv senza costi aggiuntivi.

Secondo la documentazione presentata dalla società di Seattle, i due nuovi servizi consentirebbero agli utenti di “condividere contenuti, foto, video, testi, dati, immagini e altri lavori elettronici”. Una descrizione molto generica, ma che ai più ha fatto pensare a un nuovo possibile rivale di Youtube, condito delle stesse caratteristiche social della piattaforma di Big G. Mettersi di traverso a una corazzata come Youtube, acquisita da Google nel lontano 2006 e secondo sito più visitato al mondo, non è facile.

Anche un gigante come Amazon dovrà meditare bene sulla propria strategia prima di lanciarsi in avventure che potrebbero poi rivelarsi fallimentari. Un plus indiscutibile per l’azienda di Bezos è però rappresentato dal ricco portfolio di dispositivi connessi, quelli della famiglia Echo, che potrebbero favorire l’utilizzo di una soluzione video proprietaria. Soprattutto dopo la rimozione di Youtube decisa da Mountain View.

Nel frattempo Big G ha fatto un altro piccolo sgambetto ad Amazon, assumendo alcuni lavoratori dal rivale di Seattle (e da Apple) per ampliare il proprio team di hardware di Shanghai, portando così di fatto il gruppo a circa 150 ingegneri. Al momento non sono chiari gli obiettivi del gruppo californiano, in quanto i rapporti con la Cina rimangono complicato e non dovrebbero esserci lanci di soluzioni hardware nel breve-medio termine. Sembra che l’idea di Google sia quella di rinsaldare i rapporti con i partner locali, in modo da accrescere la propria capacità produttiva e migliorare la supply chain.