Il burattinaio del Web ora manipola anche il mondo degli smartphone Android.  È la nuova, pesante ma non ancora esplicitata accusa che l’Unione Europa scaglia contro Google. Così, almeno, riferisce l’agenzia Reuters citando indiscrezioni di quattro fonti anonime: la Commissione Europea sarebbe pronta a chiedere l’applicazione di sanzioni ai danni di Big G, colpevole di alterare la libera concorrenza sulla piattaforma Android. Più precisamente, Google imporrebbe ai produttori di smartphone contratti di esclusiva sulle app da preinstallare sui loro modelli, così da ostacolare la concorrenza e la libertà di scelta degli Oem e dei carrier.

Secondo quanto dichiarato dal commissario antitrust europeo, la danese Margrethe Vestager, durante un incontro tecnico tenutosi ad Amsterdam, la preoccupazione riguarda principalmente l’utilizzo fatto da Google di tali contratti di esclusiva. In parole povere, per poter integrare applicazioni basilari per l’esperienza utente, come Google Search, Maps, Gmail e Google Play, i produttori di smartphone non avrebbero facoltà di includere nel pacchetto preinstallato anche app alternative e concorrenti. Big G, inoltre, invece di lasciare libertà sulla scelta della singola app imporrebbe l’installazione del un pacchetto completo. E si può comprendere il peso della questione sapendo che nel 2015 le vendite di inserzioni pubblicitarie sulle app Google preinstallate su Android hanno fruttato all'azienda circa 11 miliardi di dollari.

“La nostra preoccupazione”, ha detto Vestager, “è che chiedere ai produttori di telefoni e agli operatori di pre-installare un set di applicazioni di Google, piuttosto che lasciar loro decidere quale applicazione scegliere, possa sbarrare una delle strade con cui le app raggiungono gli utenti”. La politica danese ha anche detto che il problema non è la proposta di “pacchetti” di app in sé, ma il modo in cui viene realizzata.

L’investigazione non è ancora conclusa, e dunque è presto per fare ipotesi sul suo esito. I precedenti, certo, non mancano. Quello più recente arriva dalla Russia, il cui antitrust nazionale (il Fas) lo scorso anno aveva mosso un’accusa analoga a quella ora in discussione, ovvero inique limitazione sulle app dei terminali Android. In questo caso, la società di Mountain View ha perso la causa e dovrà modificare i contratti con gli Oem per evitare sanzioni.

 

 

Dall’altra parte dell’oceano, anche la Federal Trade Commission ha indagato approfonditamente su Google e su possibili alterazioni della libera concorrenza (in questo caso, relativamente alle richieste di esclusiva imposte agli inserzionisti pubblicitari), senza però giungere ad atti di accusa formale. L’indagine è stata chiusa, anche se recentemente un senatore democratico, Richard Blumenthal, ha chiesto la riapertura del caso. E proprio su Android la Ftc aveva inferto una seconda stoccata, con l’ipotesi di accusa – simile a quella odierna della Commissione Europea – di ostacolare l’accesso delle app e dei servizi concorrenti sui terminali basati sul robottino.  Di ipotesi ancora si tratta, perché le investigazioni sono in corso.