Piani tariffari poco chiari, traffico dati pagato e mai sfruttato, ansie da “extrasoglia”, insoddisfazione, ma anche curiosità e interesse nei confronti dell'atteso 5G. I possessori di smartphone intrecciano sentimenti e abitudini contrastanti nel quotidiano utilizzo dei loro dispositivi e nel rapporto con gli operatori telco, secondo quanto emerso da un gigantesco studio online dall'Ericcson ConsumerLab, realizzato attraverso 14mila questionari online (mille per ciascuno dei 14 Paesi coinvolti, Italia esclusa) e con il contributo di ulteriori materiali forniti da Tefficient (sulle strategie delle telco) e da App Annie (un'applicazione che raccoglie dati di utilizzo dei dispositivi Android).

Il 5G è stato uno dei temi al centro dello studio “Towards a 5G consumer future” , condotto nel luglio del 2017 e pubblicato ora, e non è un caso: sul nuovo standard di rete mobile Ericsson è impegnata in prima linea, avendo fra l'altro appena stretto un accordo con la città di Roma per la fornitura di consulenza e tecnologie, che saranno usate in prossime sperimentazioni. Il progetto, battezzato #Roma5G, è finalizzato a testare in alcune aree della metropolici nuovi servizi basati su reti 5G pre-commerciali. Il maxisondaggio ha però abbracciato, più in generale, il tema del rapporto fra utente e fornitore telco, fra aspettative e realtà nell'uso quotidiano degli smartphone.

Confusione e traffico sprecato

Un'evidenza emerge molto chiaramente: sui piani tariffari c'è poca chiarezza. Per oltre la metà delle persone, il 57%, è troppo complicato confrontare le offerte, comprendere il significato reale delle frequenti promozioni, star dietro ai continui cambiamenti di tariffe e, in ultima analisi, arrivare capire ogni dettaglio dei piani attivati. Di conseguenza, solo tre utenti su dieci si sono detti soddisfatti della semplicità e trasparenza delle comunicazioni dei propri operatori telco. Soddisfazione a parte, nel concreto dalla generale confusione deriva un utilizzo poco consapevole delle schede Sim: sette utenti su dieci non sanno monitorare il proprio consumo di dati mensili.

 

Fonte: Ericsson ConsumerLab, “Towards a 5G consumer future”, luglio 2017

 

E da qui, a cascata, derivano altre conseguenze. Una persona su due si è detta stressata dai timore di sforare la soglia mensile prevista e, quindi, di incappare in costi extra. Per prudenza o ansia, la tendenza generale sembra essere quella di “risparmiare” byte, collegandosi alla rete WiFi quando possibile ed evitando applicazioni e attività troppo avide di dati. In media, nei 14 Paesi considerati dal sondaggio gli utenti arrivano a fine mese senza aver sfruttato il 40% del traffico incluso nel proprio abbonamento, il che equivale a dire che pagano per qualcosa di non usato. Per contro, benché l'ansia da extrasoglia riguardi una persona su due, solo il 15% dei rispondenti ha effettivamente sforato i livelli mensili previsti.

Lo studio di Ericcson fa notare come, tra le ragioni della poca chiarezza sui consumi e del conseguente stress dei clienti spicchino gli annunci pubblicitari inclusi in app e pagine Web. Sempre più strutturati in forma di video (spesso a riproduzione automatica), questi contenuti sono effettivamente un oggetto “pesante” dal punto di vista del consumo di dati, sebbene il 70% delle persone sia risultato inconsapevole del problema. Un problema che, ancora una volta, rimanda alla mancanza di trasparenza delle telco.

 

 

In attesa del 5G

Contrariamente al pensiero comune, l'interesse nei confronti del 5G è più che diffuso. Quando ancora tre o quattro anni ci separano dall'affermazione commerciale di questo standard, il 76% dei possessori di smartphone manifesta interesse e il 44% è anche pronto a pagare per poter usare nuovi servizi. Saranno però necessari sia un miglioramento delle attuali infrastrutture, sia un'evoluzione tecnologica degli smartphone. Il 35% degli intervistati si aspetta di osservare già da ora graduali miglioramenti nelle velocità di connessione, nella copertura e nei costi (che dovranno abbassarsi) della banda larga mobile. Sei su dieci, invece, credono che per favorire l'affermazione del 5G servirà una nuova classe di smatphone, più evoluti, e magari un singolo modello “portabandiera”, capace di smuovere l'interesse generale.