Le applicazioni per smartphone servono alle aziende, e sempre più lo faranno, per instaurare e coltivare il rapporto con i clienti. A detta di Gartner, però, diventerà sempre più importante associarle a diversi tipi di interazione, cioè di “esperienze” digitali di diverso tipo. Oltre ai siti Web, naturalmente, saranno funzionali al successo anche le applicazioni di realtà aumentata, quelle basate su chat vocali e quelle fruibili su dispositivi indossabili. I modi in cui le persone si rapportano con aziende e marchi, dunque, continueranno a diversificarsi, le occasioni di interazione diventeranno ancora più frequenti.

 

Siti Internet tradizionali e app mobili non perderanno importanza, ma saranno affiancati sempre di più da forme di interazione differenti, non basate su mouse e tastiera o sul “touch” bensì sulla vista aumentata, sui comandi vocali e sui gesti.  Gartner riassume questa previsione dicendo che il futuro dello sviluppo applicativo è la “multiexperience”. Come spiegato da Jason Wong, research vice president della società di ricerca, “I vendor di piattaforme di sviluppo stanno allargando la propria offerta oltre le app mobili e lo sviluppo Web, per andare incontro alla domanda di utenti e aziende. Il risultato è l’emergere di piattaforme di sviluppo multiexperience, utilizzate per creare esperienze di chat, voce, realtà aumentata e wearable in supporto al business digitale”.

 

Finora, in ogni caso, i siti e le app mobili restano di gran lunga le soluzioni più utilizzate. Anche tra le aziende più evolute, quelle che hanno già sviluppato e distribuito almeno tre tipi di applicazione (senza contare i siti Web), le più comuni sono quelle per smartphone e tablet, reperibili nel 91% dei casi. “Questi dati”, ha sottolineato Wong, “sono più alti di quelli di qualsiasi altro tipo di applicazione da noi indagato, e suggeriscono che la maturità dello sviluppo di app mobili è necessaria per l’espansione verso altre modalità di interazione”.

 

Seguono, nella lista delle soluzioni più comunemente sviluppate (dalle aziende che ne prevedono almeno tre, oltre ai siti), le app con interfaccia vocale e i chatbot: rispettivamente, si ritrovano nel 73% e nel 60% dei casi. Guardando, invece, non alla forma dell’applicazione ma alla tecnologia sottostante, spicca l’impiego di servizi di intelligenza artificiale fruibili tramite cloud (li usa il 61% del campione), a cui fanno seguito gli ambienti di sviluppo nativi per iOS e Android (48%) e i servizi di mobile back-end (45%).