Apple denuncia Motorola, vuole aiuto dal giudice

di Elena Re Garbagnati
pubblicato lunedì 13 febbraio 2012

Apple chiede a un tribunale californiano di difenderla dagli attacchi di Motorola. Il giudice dovrebbe decretare che Apple non deve pagare royalty né a Motorola né a Samsung perché versa i diritti a Qualcomm, in virtù della clausola patent exhaustion. Strategia o paura dello scontro diretto?

Apple ha avviato un nuovo procedimento legale contro Motorola, questa volta negli Stati Uniti. L'azienda di Cupertino per una volta non si scaglia contro un telefono o un tablet della concorrenza, ma va in tribunale per cercare di tutelare sé stessa dal gigante Motorola, che a breve potrebbe diventare a tutti gli effetti proprietà di Google.

Tutto ruota ancora una volta attorno ai brevetti Qualcomm per i quali Apple paga regolarmente le royalty, e a cui l'azienda di Cupertino aveva già fatto appello in una causa contro Samsung. Secondo Apple gli accordi in essere con Qualcomm le consentirebbero di usufruire delle proprietà intellettuali sia di Motorola sia di Samsung senza pagare nulla, in virtù del fatto che le due aziende tecnologiche ricevono già il pagamento dei diritti d'uso da Qualcomm.

Apple chiede al giudice di zittire Motorola

Gli avvocati che curano gli interessi di Apple hanno infatti rispolverato la legislatura inerente le licenze FRAND (fair, reasonable, and non-discriminatory terms), e in particolare la clausola legale del cosiddetto "patent exhaustion", secondo cui il proprietario di una licenza essenziale può pretendere un solo pagamento per ogni singolo utilizzo della sua tecnologia. Apple paga Qualcomm per l'installazione del chip di connessione all'interno dei suoi telefoni, pertanto non deve alcuna royalty a Motorola. Per lo stesso principio, Cupertino non dovrebbe versare nulla nemmeno a Samsung per i l'uso delle sue tecnologie 3G.

Insomma, se l'interpretazione legale fosse corretta Apple prenderebbe due piccioni con una fava, perché potrebbe mettere fine a gran parte delle minacce sia negli Stati Uniti sia in Europa. Sono infatti stati tirati in ballo i brevetti 1 010 336 relativo all'Europa e il 6,359,898 vigente negli Stati Uniti, che tutelano la stessa tecnologia nei due diversi continenti. Il giudice del tribunale californiano avrà l'arduo compito di fare chiarezza e mettere eventualmente la parola fine alle battaglie giudiziarie in atto contro Apple in Germania e in altri Paesi.

Ricordiamo che al momento il verdetto tedesco che sospendeva in via cautelare le vendite degli iPhone in Germania è stato revocato proprio perché basato su licenze FRAND, ed è stata caldeggiata l'apertura di trattative atte a concordare il prezzo delle licenze FRAND, che evidentemente Apple non intende pagare. Samsung è invece caduta nella rete della Commissione antitrust europea per avere cercato di usare brevetti protetti per bloccare l'iPhone.

Il motivo per il quale la denuncia è stata presentata negli Stati Uniti è ufficialmente che lì ha sede Qualcomm, quindi le sue operazioni economiche si svolgono in suolo statunitense. Anche se il procedimento legale avviato da Apple è una denuncia a tutti gli effetti, ha molto l'aria di una mossa difensiva per cercare di pararsi quanto più possibile le spalle dalla minaccia sempre più concreta di un attacco di Google contro Cupertino. Apple in effetti finora ha fatto di tutto nell'ambito della sua "guerra termonucleare contro Android" voluta da Jobs, e non ci sarebbe di che stupirsi se una volta finalizzata l'acquisizione Google si vendicasse pesantemente sfruttando i brevetti Motorola, che non riguardano inezie di design ma tecnologie indispensabili alla fabbricazione di dispositivi mobile.


 
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