Tim Cook, numero uno di Apple, avrebbe promesso al presidente Donald Trump la costruzione di tre “stabilimenti, molto molto grandi”. L’ex tycoon ha spiattellato la notizia in occasione di un’intervista al Wall Street Journal, ma al momento mancano maggiori informazioni sulla loro esatta collocazione e anche sull’effettivo scopo delle fabbriche. A Cupertino, nel frattempo, le bocche sono cucite e nulla di nuovo trapela. Una sparata di Trump? Considerando il personaggio potrebbe anche essere possibile, ma non è un mistero che il presidente degli Usa abbia posto al centro della propria politica il ritorno in patria di produzione e capitali dei colossi It. Anche, se necessario, ricorrendo alla forza.

Durante l’accesa campagna elettorale contro Hillary Clinton, l’inquilino della Casa Bianca aveva proposto una tassa del 45 per cento sui prodotti importati dalla Cina, Paese dove giganti del calibro di Apple producono la quasi totalità dei propri componenti. Un progetto rimasto per ora lettera morta, ma che potrebbe aver avuto qualche effetto psicologico.

Non è un caso che, almeno secondo indiscrezioni di stampa, la Mela abbia chiesto a due fornitori taiwanesi di peso come Foxconn e Pegatron di valutare la possibilità di costruire linee di produzione negli Stati Uniti. Mentre la seconda avrebbe declinato, la prima avrebbe in mente di avviare un impianto in Wisconsin per costruire schermi Lcd destinati a iPhone e iPad.

“Ho parlato con Tim Cook e mi ha promesso tre grandi impianti”, ha spiegato Trump al Wsj. “Gli ho detto che finché non comincerai a costruire i tuoi stabilimenti in questo Paese non potrò considerare la mia amministrazione come un successo dal punto di vista economico. Mi ha richiamato e mi ha assicurato che il progetto procederà”. Apple oggi produce negli Stati Uniti solo il Mac Pro (in Texas), in collaborazione con aziende a stelle e strisce come Flextronics e con altre imprese di Florida, Illinois e Kentucky.

 

Donald Trump

 

Un paio di giorni fa si è saputo che, nei primi sei mesi del 2017, l’attività di lobbismo di Cupertino per il governo Trump ha portato l’azienda a spendere 2,2 milioni di dollari. Una cifra mai investita prima e decisamente superiore rispetto a quanto messo sul piatto in favore dell’amministrazione Obama, con cui il feeling era sicuramente migliore. O, forse, la manica larga di Apple dipende proprio dai rapporti non idilliaci con l’ex magnate repubblicano.