I giochi sono fatti: Apple ha completato il processo di acquisizione di Shazam, avviato a fine 2017. Dopo il via libera arrivato dall’Unione Europea pochi giorni fa, il colosso di Cupertino può ora integrare il servizio di riconoscimento musicale al proprio interno. Per celebrare l’annuncio, la Mela ha fatto sapere che “a breve” l’applicazione mobile di Shazam non mostrerà più pubblicità agli utenti. Un regalo inaspettato per il miliardo circa di persone che ha installato il software sul proprio smartphone e che, quotidianamente, utilizza l’app per scoprire il titolo di oltre venti milioni di brani. Le due società “condividono un lungo cammino insieme”, ha commentato Oliver Schusser, vice president di Apple Music. “Shazam fu una delle prime applicazioni disponibili sull’App Store ed è diventata una delle preferite dagli appassionati di musica. Non vediamo l’ora di unire i nostri team”. Secondo indiscrezione, l’operazione vale circa 400 milioni di dollari.

Ma quale futuro attende ora Shazam? È certo che il servizio verrà integrato in Apple Music (la piattaforma di Cupertino è disponibile dal 2015), con l’obiettivo di competere con l’ormai ampia offerta di streaming musicale dei concorrenti: da Amazon a Google, passando per Pandora, Soundcloud e ovviamente Spotify. Proprio l’azienda svedese, arrivata sul mercato nel lontano 2008 e in procinto di quotarsi in Borsa, in primavera ha effettuato uno scambio di azioni con la cinese Tencent in modo da spianare la strada a futuri accordi.

Non si sa però ancora che forma prenderà l’integrazione: le due applicazioni rimarranno indipendenti o Shazam verrà “annegata” completamente dentro Music? È certo che la piattaforma di streaming di Cupertino stia crescendo giorno dopo giorno: a marzo ha superato i 50 milioni di iscritti e sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella strategia di “diversificazione” della società californiana, votata a massicci investimenti nel campo dei servizi per sostenere la propria crescita economica storicamente basata su prodotti hardware.