La caratteristica più peculiare del nuovo iPhone X è sicuramente il Face Id, il sistema di riconoscimento facciale intelligente che permette, fra le altre cose, di sbloccare il telefono. Una funzionalità di cui osservatori e analisti stanno discutendo quotidianamente dal keynote di Apple del 12 settembre, ma che in pochi finora hanno potuto sperimentare dal vivo (anche perché l’iPhone X arriverà soltanto a novembre). Per fare chiarezza e provare a fugare tutti i dubbi, la Mela ha pubblicato un documento di supporto e una guida relativa alla sicurezza della tecnologia. Dai file emergono dettagli curiosi e interessanti, come ad esempio il doppio consiglio relativo a gemelli omozigoti e ragazzini under 13: Apple ricorda che Face Id, in questi casi, potrebbe restituire falsi positivi. Il consiglio è quindi quello di ricorrere sempre al codice di sblocco e di evitare il riconoscimento facciale.

Il passcode rimane sempre un elemento fondamentale nell’iPhone X, come d’altronde si era già capito durante il keynote, quando alla prima demo ufficiale Craig Federighi di Apple non era riuscito a sbloccare al primo tentativo il telefono con lo sguardo. Il colosso di Cupertino ha elencato tutte le situazioni in cui il codice dovrà essere inserito manualmente, a partire dalla prima accensione del dispositivo.

Gli altri casi sono: accensione e riavvio; il cellulare non è stato sbloccato con alcun metodo per 48 ore consecutive; il passcode non è mai stato utilizzato per 156 ore (sei giorni e mezzo) e Face Id non ha avuto accesso al sistema nelle ultime quattro ore; il dispositivo ha ricevuto un ordine di blocco da remoto; dopo cinque tentativi falliti di riconoscimento facciale (così come accadeva con le impronte digitali e il Touch Id) e, infine, in seguito all’attivazione del numero Sos.

Come già spiegato il 12 settembre, il tasso di falsi positivi con il Face Id si aggira nell’ordine di uno su un milione, contro uno su 50mila del Touch Id. Questo perché la sicurezza e l’accuratezza dei risultati sono sostenuti dal sistema fotografico Truedepth che, una volta “capito” di trovarsi davanti a un viso, proietta 30mila punti infrarossi sul volto per effettuarne la mappatura. I dati vengono poi utilizzati per creare una sequenza di immagini in due dimensioni e di tracciati di profondità e vengono archiviati, crittografati, nel chip Secure Enclave dell’iPhone.

 

Il sistema fotografico Truedepth dell'iPhone X

 

Ma il processo non termina qui. La fotocamera randomizza poi le sequenze di immagini 2D e le informazioni dello scanning facciale per elaborare un tracciato univoco per ogni telefono. Una parte del motore neurale del nuovo chip A11 Bionic, anch’esso protetto dal Secure Enclave, trasforma i dati in una rappresentazione matematica e la confronta, a ogni tentativo di sblocco, con le informazioni “originali” (quelle salvate in fase di registrazione del volto). Si tratta di un sistema in continua evoluzione, che non dovrebbe fallire neanche dopo cambi di acconciatura e nemmeno quando la persona indossa occhiali, cappelli o si è fatta crescere la barba.

Infine, Apple ci tiene a sottolineare che la mappatura del viso non lascerà mai il Secure Enclave dell’iPhone X. “I dati di Face Id non usciranno mai dal dispositivo e il loro backup non verrà mai caricato né su iCloud né in altri luoghi. Soltanto nel caso in cui decidiate di fornire dati diagnostici relativi a Face Id ad AppleCare, allora si procederà al trasferimento delle informazioni. E nemmeno in questa circostanza si procederà alla copia in automatico dei dati: potrete prima rivederli e approvarne lo spostamento”, ha scritto la Mela.