Apple è stata colpita da un altro patent troll. La casa di Cupertino è stata citata in giudizio da Speakware, una quasi anonima azienda statunitense che accusa la Mela di aver utilizzato impropriamente una soluzione brevettata per il controllo vocale dei dispositivi. Secondo il patent troll, il colosso californiano avrebbe sfruttato questa tecnologia per sviluppare Siri, senza versare le dovute royalty. Il brevetto al centro della questione fu assegnato a Speakware nel 2002 (“Hands-free, voice-operated remote control transmitter”) e, secondo l’azienda, Apple lo saprebbe da almeno marzo del 2014. La piccola società californiana ha chiesto a Cupertino il risarcimento dei danni pre e post giudizio, più le spese legali. Nella descrizione del brevetto si parla di un “trasmettitore controllabile a distanza senza fili, programmabile, attivato dal suono e regolabile con la voce, in grado di aggiungere funzionalità di controllo vocale senza mani a una serie di appliance”.

Caratteristiche molto simili a quelle di Siri, ma anche di tutti gli altri “maggiordomi virtuali” che ormai imperversano in smartphone e dispositivi domestici. È difficile che le richieste di Speakware vengano accolte da un giudice, perché si tratta di un brevetto troppo generico per essere ritenuto una valida prova di plagio. Ma, comunque, non è detta l’ultima parola. Apple ha una certa esperienza in cause di questo genere e, come molti altri colossi hi-tech, deve spesso fare i conti con i patent troll.

Pochi mesi fa la Mela è stata condannata a risarcire VirnetX con 500 milioni di dollari, per aver utilizzato alcune tecnologie brevettate nelle applicazioni iMessage e Facetime. VirnetX, con sede in Nevada, appartiene alla stessa categoria di aziende di Speakware, e dopo una battaglia legale di otto anni è riuscita quantomeno a portare a casa un importante ritorno economico.