La storia infinita, o quasi. Apple e Samsung tornano per la terza volta a scontrarsi in tribunale per questioni di brevetti contesi e, a detta di Cupertino, copiati e impiegati sui Galaxy dopo aver tratto una un po' troppo libera ispirazione dall'iPhone. Con la nuova causa apertasi ieri a San Jose, in California, per la terza volta una corte sarà chiamata a esprimersi sulla medesima materia, già sfociata in due sentenze.

Il plagio originario, a detta di Apple, sarebbe quello del melafonino edizione 2008, da cui sarebbero stati copiati elementi di design come la forma stessa dell'oggetto. La casa madre dei Galaxy si era sempre dichiarata innocente, sottolineando come la legge sulla proprietà intellettuale in vigore sia obsoleta e non applicabile alla lettera in un mercato come quello tecnologico, in cui alcune innovazioni diventano patrimonio comune (e se così non accade, l'innovazione si ferma). Nell'estate del 2012 era giunta una prima sentenza a sfavore di Samsung: a fronte di tre brevetti violati, veniva imposta una multa da un miliardo di dollari.

Un secondo processo, voluto dal giudice distrettuale Lucy Koh, era stato avviato nel 2013 per poi approdare due anni dopo a una conferma di colpevolezza, ma con la riduzione del risarcimento danni a 548 milioni di dollari. La somma è stata calcolata sulla base dei profitti ottenuti dalla vendita di circa 10,7 milioni di telefoni Galaxy e di altre linee interessati dal plagio (16 modelli).

A fine 2015, poi, Samsung aveva chiesto alla Corte Suprema di riesaminare le decisioni dei tribunali di grado inferiore, per determinare se la violazione si potesse riferire solo a parte dei dispositivi e non agli smartphone considerati nella loro interezza: questa diversa valutazione potrebbe ridurre l'ammontare della multa. Dopo diverse udienze, la Corte ha accettato la richiesta di modifica dei criteri.

 

 

 

Nel nuovo processo inaugurato ieri a San Jose si dovrà stabilire non solo se Samsung sia colpevole, ma quanto le singole caratteristiche “copiate” dagli iPhone abbiano pesato sulle vendite e garantito guadagni. Sulla base di questo sarà calcolata una nuova, eventuale multa. Cinque i brevetti in esame, di cui tre relativi al design (forma e cornice dello smartphone, colori delle icone) e due alle funzionalità dello smartphone (l'effetto “rimbalzo” durante lo scrolling delle pagine e il gesto “touch to zoom”, con cui si ingrandiscono porzioni di schermo).