Design generativo, realtà virtuale, additive manufacturing, machine learning, robotica e Internet delle Cose. Sono questi oggi gli ingredienti principali (tutti da interpretare ovviamente in chiave cloud) della ricetta di Autodesk, che ha chiuso ieri a Las Vegas la propria University: un evento da diecimila partecipanti, con cui l’azienda ha messo in mostra quanto intende fare per espandersi in segmenti industriali fino ad oggi poco (o per nulla) esplorati. Del nuovo e definitivo corso che caratterizzerà il futuro della progettazione, modellazione e simulazione, è convinto Carl Bass, Ceo di Autodesk: “Stiamo entrando in un mondo dove nulla sarà più come prima. Creare oggetti, progettare nuovi prodotti, infrastrutture e costruzioni, essere protagonisti in aree ad alta specializzazione nel campo della modellazione molecolare, della genetica, delle biotecnologie, tutto questo diventa una sfida di grande interesse con potenzialità e opportunità straordinarie”.

Tra i prodotti del nuovo corso di Autodesk, il più atteso è sicuramente Dreamcatcher. Una soluzione basata sulla tecnologia di design generativo che, dopo un lungo periodo di sperimentazione, si appresta a diventare un prodotto commerciale. Con questa suite la società ha voluto ribaltare la logica tradizionale della progettazione, che vede il computer non più come strumento passivo deputato alla mera esecuzione degli input forniti dal progettista, ma una risorsa utile nel processo di generazione complessivo.

Un paradigma che rappresenta una cesura netta con il passato. Il design generativo consente di partire dalla condivisione degli obiettivi e delle regole a cui attenersi con il computer, il quale, grazie al software preposto esplora e propone tutte le possibilità progettuali, ne simula le performance e aiuta il progettista/designer a selezionare l’idea che meglio risponde ai parametri di successo.

Al computer non viene, quindi, più detto “cosa deve fare” ma quali obiettivi raggiungere, lasciando che operi proponendo diverse soluzioni. Dreamcatcher è una piattaforma focalizzata proprio a esplorare sistemi di design generativo. La macchina, utilizzando metodi diversi, crea un grande set di potenziali soluzioni che coincidono con l’obiettivo prescelto, sintetizzandole automaticamente grazie all’uso del cloud computing.

 

 

“Nel tempo in cui l’operatore avrebbe disegnato un solo progetto”, ha affermato Jeff Kowalski, Cto di Autodesk, “Dreamcatcher riesce a generare anche tutte le altre possibili alternative. È possibile poi ottenere risultati ancora più performanti definendo nuovamente gli obiettivi, affinando i parametri e aggiornando le alternative”.

Tutto all’interno di un lavoro di squadra, uno dei principali valori aggiunti della soluzione. “La logica che muove la creazione di nuova tecnologia è dettata dalla consapevolezza del plus che può essere innescato da una partecipazione collaborativa ai progetti. I nostri strumenti non sono più pensati per i singoli individui, ma per i gruppi di lavoro”, ha aggiunto Bass. “E il cloud è il motore che concretizza questa filosofia”.

 

Nuvola e integrazione come colonne portanti

Un ambiente cloud inteso come piattaforma di infrastruttura su cui converge ormai un nutrito numero di soluzioni, che nel linguaggio di Autodesk vengono identificati dalla dicitura 360. In primis Fusion 360, Cad 3D per la progettazione meccanica e industriale, alter ego as-a-Service di Autocad, in grado di unificare disegno e processi di produzione.

L’integrazione è un punto fondamentale nell’evoluzione delle soluzioni cloud dell’azienda. Come sottolineato da Kowalski, “si è sempre pensato che l’acronimo di Cad fosse Computer-Aided Design, ma la realtà è che sarebbe stato meglio definirlo Computer-Aided Documentation”. Per la componente Building Information Modelling (modello d'informazioni di un edificio, Bim) ne è un’espressione altrettanto significativa Bim 360 Team, strumento di collaborazione in cloud che consente ad architetti, ingegneri e a tutte le parti coinvolte nella progettazione di collaborare in modo efficiente in uno spazio di lavoro centralizzato.

 

 

Gli utenti possono visualizzare, condividere e rivedere oltre cento formati di file 2D e 3D da qualunque dispositivo, tenere traccia delle diverse versioni del lavoro ed estendere il Bim all’intero team. Infine, coerente con obiettivi di unificazione tra i diversi elementi che vanno a comporre la molteplicità di soluzioni Autodesk, è Forge, piattaforma dedicata agli sviluppatori di applicazioni cloud-based per la progettazione e il design L’ecosistema di Forge comprende una serie di Api ed Sdk che rendono possibili lo sviluppo delle più svariate app, da quelle per la visualizzazione e la presentazione di modelli 3D, a quelle che trasformano le immagini 2D in elementi a tre dimensioni.