Chi utilizza Google Maps presto non rischierà più di incappare in un autovelox inaspettatamente. L’aggiunta delle segnalazioni sulle videocamere di controllo della velocità, sia quelle fisse a bordo strada sia quelle mobili della polizia stradale, sta per fare il suo debutto nel servizio di mappe più usato al mondo. La sperimentazione era cominciata lo scorso gennaio in alcune aree geografiche, per lo più negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma ora - secondo quanto svelato da Reddit e poi confermato da Google a TechCrunch - questa novità arriverà in oltre quaranta Paesi. In Italia, anzi, il simbolo degli autovelox ha già fatto la sua comparsa nelle mappe di alcune zone geografiche, pur in assenza di comunicazioni ufficiali da Mountain View.

 

Google ha importato questo elemento da Waze, l’applicazione (di cui Google è proprietaria) che mostra i migliori itinerari definiti e aggiornati in base alle segnalazioni degli automobilisti. E ora Maps rischia di ricevere le stesse critiche già riservate a Waze dalle forze dell’ordine, in particolare dal New York Police Department, che recentemente ha definito la segnalazione degli autovelox nell’app come “irresponsabile”, dato che “aiuta gli automobilisti in stato di alterazione o intossicazione a evitare i controlli e incoraggia una guida spericolata”.

 

(Immagine: Android Police)

 

L'azienda californiana si era già difesa da queste accuse spiegando che, al contrario, la segnalazione degli autovelox a suo dire incoraggia chi è al volante a rallentare e guidare in modo più prudente. Forse è presto per giudicare gli esiti dell’estensione di questa funzione a Maps, un’app ancora più utilizzata rispetto a Waze. A detta di TechCrunch, i simboli degli autovelox fissi e mobili faranno la loro comparsa in Google Maps sia su iOS sia su Android, sia sulla base di informazioni ufficiali sia di segnalazioni degli utenti. Tra i circa quaranta Paesi interessati dal debutto figura anche l’Italia, accanto alle principali nazioni europee, al Canada, all’India, al Messico, e tunisia, Marocco, Arabia Saudita, Qatar, Zimbabwe e Sudafrica.