Se il cloud non può di certo essere considerato la panacea per tutti i mali che affliggono l’It, sta rappresentando sicuramente la manna dal cielo per le realtà che offrono servizi, prodotti e soluzioni in questo campo. Un’affermazione che non può essere confutata per Amazon Web Services, “costola” del colosso statunitense dell’e-commerce e leader incontrastato nel mercato del cloud pubblico. Fra le prime organizzazioni a credere fortemente nella nuvola come risorsa fondamentale per modernizzare l’infrastruttura tecnologica e l’erogazione di software (Aws è nata nel 2006), Amazon ha trovato nel cloud una vera e propria miniera d’oro. Nel quarto trimestre del 2018 il business è cresciuto del 45 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017, per un run rate annualizzato di 29,7 miliardi di dollari e una marginalità del 29 per cento. Complessivamente, la divisione ha rappresentato il 58 per cento di tutto il reddito operativo del gruppo.

Raccontare quella che nel tempo è diventata l’offerta del provider di Seattle è ormai complicato: si parla di oltre 140 servizi che spaziano dal machine learning all’Internet delle cose, passando per blockchain, sicurezza (l’investimento numero uno per l’azienda), analytics e molto altro. Solo nel computing, Amazon Web Services mette a disposizione circa duecento istanze (Cpu, Gpu, Fpga, Arm), tre diverse tipologie di containerizzazione e funzionalità serverless (Lambda) per spingere al massimo l’astrazione dei processi di calcolo dall’infrastruttura sottostante.

Una prova di forza, sottolineata durante l’Aws Summit di Milano davanti a una platea di circa quattromila persone, per ribadire un concetto semplice ma fondamentale al tempo stesso: “Quando il business dipende dalla tecnologia, è imperativo che quest’ultima fornisca gli strumenti giusti per lavorare, senza costringere a compromessi”, ha spiegato Marco Argenti, Aws vice president of technology.

Secondo il manager, è ormai passato il tempo in cui le aziende si chiedono se migrare sul cloud: “La domanda che i Cio ci pongono è: quanto velocemente posso farlo?”. E, guardando l’enorme portfolio del gigante di Seattle, viene quasi da pensare che il passaggio alla nuvola sia ormai un gioco da ragazzi. Bastano un paio di click et voilà. Ovviamente, la complessità dipende dal contesto in cui si opera, ma il vantaggio incontestabile del cloud si incontra proprio all’inizio del “viaggio” e riguarda i costi.

“Non esistono praticamente barriere di ingresso, chiunque può accedere a piattaforme e servizi e provarli senza investimenti anticipati”, ha aggiunto Argenti. Un antipasto invitante sia per il semplice sviluppatore che vuole creare la propria applicazione, sia per la multinazionale che deve correre sempre più velocemente per seguire l’andamento del mercato e i mutevoli bisogni dei clienti.

Senza dimenticare le Pmi, che in Italia rappresentano la spina dorsale della produttività (sono oltre tre milioni). Proprio per soddisfare le esigenze della piccola e media impresa, Aws ha inaugurato il programma Innovate Now, che offre una selezione di applicazioni su misura per le Pmi con le caratteristiche tipiche delle piattaforme Amazon Web Services: prezzi in base all’utilizzo delle risorse, immediatezza d’uso e scalabilità.

La volontà di puntare al nostro Paese è stata ribadita dal provider anche alla fine dell’anno scorso, quando è stata annunciata la prima region italiana con tre zone di disponibilità. Il data center dovrebbe essere “acceso” a Milano nel 2020, ma il country leader Luca Giuratrabocchetta ha spiegato che i lavori potrebbero concludersi anche prima. “La nuova region contribuirà sicuramente a velocizzare l’adozione del cloud, portando le nostre tecnologie più vicine alle organizzazioni della Penisola”, ha concluso il numero uno della filiale italiana di Aws.