L'aureola di azienda non solo etica, ma fra le più etiche al mondo svetta sulle teste di Microsoft, LinkedIn, Accenture, Adobe, Ca Technologies, Canon, Capgemini, Dell Technologies, General Electric, Intel, Nokia, Salesforce, Symantec, Teradata, Texas Instruments, Xerox e altre decine di aziende selezionate da Ethisphere Institute nella sua annuale classifica. L'elenco delle “World’s Most Ethical Companies” quest'anno annovera 135 nomi di organizzazioni appartenenti a 24 Paesi e a 57 settori di mercato, risultate come le più socialmente impegnate, le più aperte a ogni minoranza, le più solide nella reputazione. Oltre alle aziende informatiche e di servizi tecnologici, c'è spazio per colossi come PepsiCo, General Electric, Visa e Starbuck's, mentre l'unica rappresentanza italiana è illycaffè.

È dal 2007 che Ethisphere produce annualmente questa classifica, dopo aver passato in rassegna migliaia di richieste di inserimento e altrettanti questionari compilate dalle stesse aziende richiedenti. I nomi non vengono resi noti, motivo per cui non è dato sapere se grandi protagonisti del mercato It come Apple, Google, Facebook, Samsung, Amazon e Alibaba per il 2018 si siano candidati oppure no. Qualora lo abbiano fatto, è probabile che sulla loro esclusione abbiano pesato fatti di cronaca giudiziaria (come le class action e le dispute sui brevetti) e discussioni mediatiche su temi di privacy e trasparenza. Ethisphere, infatti, accenna al fatto che la reputazione e l'esito delle dispute legali siano “valutati accuratamente. Ricevere punteggi insufficienti nelle categorie leadership, innovazione e reputazione impedirà a quell'azienda di essere selezionata”.

Ne sarà contenta Microsoft, concorrente di un po' tutte le società citate, vuoi per i sistemi operativi, per il software, per i servizi cloud o per l'hardware. “La fiducia e l'integrità sono al centro dei nostri valori e critici per il nostro successo”, ha commentato il presidente della società di Redmond, Brad Smith. “Ci appassiona il fatto di usare il potere della tecnologia per migliorare il mondo, e questo significa innanzitutto fare business un modo da costruire e mantenere la fiducia dei clienti”. Le parole di rito di Michael Dell, invece, hanno voluto sottolineare che “in Dell, il modo in cui portiamo avanti il nostro lavoro è importante quanto i risultati che otteniamo”.

Il panel giudicante di Etisphere si compone di esperti di legge, etica aziendale, politica e anticorruzione. I principali parametri da sempre considerati per assegnare punteggi alti o bassi sono l'impegno sociale, la governance societaria, la leadership, la cultura etica aziendale, l'innovazione e la reputazione. Ma in anni recenti l'istituto ha arricchito il questionario con domande che riguardano la privacy, la sicurezza informatica, la valorizzazione delle diversità di genere ed etniche (la cosiddetta “diversity”) e la capacità di fare investimenti a lungo termine. Non c'è, invece, una voce specifica che riguardi il controverso tema della collaborazione con governi e forze dell'ordine in caso di necessità di indagine. È ancor fresco il ricordo di come Apple, a più riprese, sia stata tartassata dall'Fbi affinché aiutasse il bureau a forzare l'iPhone dell'autore della strage di San Bernardino, del dicembre 2015.

 

 

In un'intervista pubblicata martedì scorso, Bill Gates è tornato sull'argomento dicendo che le aziende tecnologiche dovrebbero stare attente a “non pensare che il loro punto di vista sia più importante di quello del governo”. Alla domanda del giornalista Mike Allen in merito all'operato di Apple, il presidente onorario di Microsoft ha risposto di non condividere l'opinione secondo cui “nemmeno le comunicazioni di chi è chiaramente un criminale omicida di massa debbano risultare mai accessibili al governo”. Rigirando la frase, per Gates in casi estremi il diritto alla privacy scompare, sommerso dalla gravità dei fatti e dalle necessità di indagine.