26/01/2012 di Redazione

Barack Obama: Intel, azienda da sogno americano

Il Presidente Usa ha tessuto le lodi della casa californina in occasione della visita a una delle sue fabbriche: il produttore di microchip è un esempio da seguire perché crea posti di lavoro all'interno della nazione, dove costruisce prodotti che vengono

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Barack Obama ha visitato la nuova fabbrica di Intel a Chandler, che secondo il Presidente rappresenta il tipo di industria e la fonte di occupazione sulle quali vuole investire per rilanciare l'economia statunitense. Obama ha infatti aperto il suo discorso spiegando: "sono qui perché questa fabbrica è un esempio di un'America che è alla nostra portata, di un'America che costruisce la prossima generazione di posti di lavoro, di un'America in cui noi costruiamo cose che saranno vendute in tutto il mondo".

Barack Obama alla fabbrica di Intel di Chandler, Arizona

Nel discorso di 20 minuti un Presidente orgoglioso ha sostanzialmente proposto una versione abbreviata della più ampia dissertazione tenuta martedì alla nazione, da cui ha ripreso i riferimenti alla riforma fiscale, alla formazione dei lavoratori ai problemi dell'occupazione.

In dettaglio, Obama ha dovuto ammettere che la recessione ha mandato in fumo negli USA 8 milioni di posti di lavoro, ma che negli ultimi 22 mesi ci sono segnali forti di ripresa e sono stati creati oltre tre milioni di nuovi posti di lavoro, grazie anche al contributo di Intel. La nuova fabbrica dà lavoro a seimila persone.

Non è mancata una frecciata contro chi si sposta in altri Paesi per produrre, approfittando degli incentivi e degli sgravi fiscali, un problema che non interessa solo gli Stati Uniti e che sta portando alla crescita delle economie orientali a discapito di quelle occidentali. Intel, infatti, è una mosca bianca in un settore in cui la stragrande maggioranza progetta negli Stati Uniti ma si appoggia a fabbriche estere per l'implementazione dei prodotti.

Il progetto della fabbrica di Intel a Chandler

Impossibile in questo contesto non pensare all'articolo pubblicato la scorsa settimana dal New York Times, che ha messo a nudo i retroscena sul perché Apple e i colossi della tecnologia hanno scelto la Cina per la produzione. Il prestigioso quotidiano newyorkese aveva sottolineato come il costo basso della manodopera fosse solo la punta dell'iceberg.

La vera motivazione di questa migrazione di massa è che le fabbriche cinesi offrono un vantaggio strategico che negli Stati Uniti sarebbe impossibile: tempi di produzione strettissimi, anche e soprattutto in emergenza, che consentono di rifare l'intera produzione di un prodotto in pochi giorni, e alta disponibilità di manodopera specializzata. Foxconn per esempio è in grado di radunare 3000 ingegneri (ma forse sarebbe meglio dire tecnici ultraspecializzati) nel giro di una notte, mentre negli Stati Uniti e in Europa sarebbe impossibile.

Proprio per questo il Presidente ha esortato i giovani connazionali a studiare matematica e a impegnarsi per ottenere una laurea in ingegneria, così da poter trovare posto in un'azienda come Intel, dove è assicurato un lavoro ben retribuito.

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